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Bologna, una città che non vuole dimenticare

RITUALI, SIMBOLI E COMUNICAZIONE | di Matteo Buttaroni
di Matteo Buttaroni

“Gli orologi della stazione sono fermi alle 10.25: segnano l’ora della strage. I morti accertati sinora sono più di trenta; i feriti più di cento. Ma dal cumulo di macerie impastate di carne e sangue continuano ad emergere, sotto il febbrile lavoro dei soccorritori, cadaveri maciullati di uomini, donne, ragazzi, bambini, vecchi che stavano partendo per le vacanze, o attendevano la coincidenza nelle sale d’aspetto attigue al ristorante.

Nella voragine aperta dall’esplosione è crollata un’ala intera della stazione ferroviaria. Solo una bomba d’aereo, o un quintale di tritolo, dicono gli esperti, avrebbe potuto seminare tanta rovina e spargere tanto sangue. Urla, invocazioni, lamenti si sono subito levati come dopo un bombardamento”. Descrive così il Resto del Carlino il momento dell’esplosione avvenuta alla Stazione di Bologna il 2 agosto di 31 anni fa. Il bilancio della strage è pesantissimo: la bomba, collocata nella sala d’aspetto della seconda classe della stazione provocò 85 morti e 200 feriti. Tutti i documenti analizzati confermano l’efficienza dei soccorsi. Il 2 agosto 1980 è una delle date che scolpiscono tristemente l’immaginario collettivo del nostro paese, forse soprattutto a causa della sua efferatezza, perché colpire una stazione ferroviaria di mattina, vuol dire colpire chiunque senza evidenziazioni di alcun tipo, ne di classe sociale, ne di età, ne di sesso ne tanto meno di razza. Da allora ogni 2 agosto un corteo attraversa la città di Bologna, percorrendo piazza Maggiore e via Indipendenza. Se dovesse mai capitare di passare per la stazione di Bologna si noterebbero subito alcuni simboli usati a fine commemorativo. Come per esempio lo squarcio nella parete della sala d’aspetto mai ricostruito, l’orologio tutt’ora fermo alle 10,25 o anche il pannello pubblicitario presente nella sala d’aspetto al momento dell’esplosione e ricollocato li successivamente appunto per non dimenticare. L’autobus 37 per esempio è un richiamo alla memoria collettiva riguardante l’intervento dei soccorsi. Quest’autobus, giunto in stazione al momento dell’esplosione, fu infatti utilizzato per portare via le vittime in modo da lasciare libere le ambulanze per i feriti. Forse è anche grazie a questi stratagemmi che la città di bologna è diventata la città simbolo delle stragi in Italia. Il genere commemorativo e le forme di comunicazione pubblica che si sono consolidate in questo contesto, rappresentano un vero e proprio modello di elaborazione della memoria civile.

 

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