QUELL’UNITA’ DI INTENTI PER USCIRE DALLA CRISI | T-Mag | il magazine di Tecnè

QUELL’UNITA’ DI INTENTI PER USCIRE DALLA CRISI

La giornata di incontri bilaterali – governo da una parte, parti sociali dall’altra – si è conclusa, a parole, con un’unità di intenti che lo stesso premier non credeva possibile, o almeno così ha confessato in conferenza stampa. Il vertice serviva a fare il punto della situazione sulla grave crisi economica che si è abbattuta sull’Italia e sull’Europa. Tra i più ottimisti durante il colloquio il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale rivolgendosi a banche, imprese e sindacati ha precisato come lo spirito sia quello “di trasformare le criticità in opportunità” esortando decisioni comuni su cosa “insieme possiamo fare” e facendo intendere che l’esecutivo non intende rinunciare alla riforma fiscale. “Dopo la relazione al Parlamento, ho la convinzione che solo la partecipazione di tutti gli attori economici e sociali può favorire un’uscita condivisa dalla crisi”, ha invece osservato il presidente del Consiglio. “L’ Italia – ha in seguito notato Berlusconi – ha sempre onorato il proprio debito. Negli anni abbiamo dimostrato di essere stati capaci a ridurlo. Vogliamo arrivare ad un patto complessivo entro settembre”. Di qui la proposta del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: “Possiamo produrre un documento alla fine di questa riunione con punti comuni, se condivisi e altri da aggiungere, facendolo seguire da riunioni anche a distanza o da tavoli, lo vedremo lungo il percorso, purché si riesca a dare discontinuità rispetto al passato, con tutto il rispetto per il lavoro già fatto insieme”.
Nella mattinata le parti sociali avevano già condiviso un piano anticrisi che consta di sei punti: pareggio di bilancio nel 2014, costi della politica, liberalizzazioni e privatizzazioni, sblocco degli investimenti, semplificazioni e pubblica amministrazione, mercato del lavoro. E nel testo non sono mancate punture di spillo nei riguardi dell’Ue: “La tempesta che stiamo attraversando è connessa a fragilità intrinseche di un’Unione europea che è ancora carente sotto il profilo politico e degli assetti istituzionali”. Nei giorni scorsi, a tale proposito, Giulio Tremonti aveva osservato che “c’è la necessità di unirci e costruire un governo comune in Europa, un governo della moneta comune. O si fa l’Europa – concludeva – o si muore”.

 

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