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“Sotto con la crescita e la riduzione del debito”

La lettera che la Bce inviò al governo nel mese di agosto, in piena turbolenza dei mercati, è stata pubblicata dal Corriere della Sera. Si parla sostanzialmente delle misure di cui l’Italia necessiterebbe per uscire dal pantano della crisi economica. Crescita e riforme strutturali sono le parole chiave. E non appare troppo un caso l’annuncio del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, guarda caso nello stesso giorno in cui sono stati resi noti i contenuti della missiva, “dell’avvio di una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per la modernizzazione e la crescita del Paese”. Il patrimonio dello Stato italiano, fanno sapere dal Tesoro, vale oltre 1.800 miliardi di euro, di cui 700 immediatamente fruttiferi. “Su questi asset si possono fare subito valorizzazioni. Il patrimonio è suddiviso in quattro capitoli: crediti, concessioni, immobili e partecipazioni”, ha sostenuto Tremonti al seminario sulla valorizzazione del patrimonio dello Stato che si è tenuto in via XX settembre.

Archiviati i vari “casi” interni alla maggioranza – Milanese e Romano – si discute insomma di ciò che l’esecutivo dovrà proporre per fronteggiare l’attuale fase congiunturale. Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha racchiuso in una o due settimane i tempi per i provvedimenti che andranno a costituire il decreto sviluppo. Tre dovrebbero essere i capitoli: infrastrutture, crescita e semplificazione. “Ci saranno liberalizzazioni, eventualmente anche delle privatizzazioni, ma soprattutto semplificazioni”, ha specificato Romani. Ma c’è una questione che tiene ancora banco: la nomina del successore a Mario Draghi alla guida della Banca d’Italia. In ballo ci sono i nomi di Saccomanni (proposta caldeggiata da Berlusconi e sostenuta dal Colle) e di Grilli (“uomo” di Tremonti). Un nuovo terreno di scontro, si legge sui maggiori quotidiani, che non piace neppure ad alcuni esponenti di governo. “Trovo sconcertante – ha chiosato il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto – trattare la vicenda Bankitalia come fosse una vicenda di calciomercato o la presidenza della proloco di un piccolo comune. Le due persone di cui si sta abusando del nome, Grilli e Saccomanni, sono entrambi professionisti di altissimo livello e sono due, come si dice ancora dalle mie parti, galantuomini. Utilizzare la loro professionalità come una clava per affermare una prevalenza politica o personale non è saggio né utile al Paese. Chi andrà a succedere a Draghi, dovrà avere l’autorevolezza e la forza di rappresentare l’Italia in un contesto ed in un consesso molto difficile. Facendo così rischiamo di rendere invece più debole chiunque sia scelto. Tanto più se il risultato sarà quello di far prevalere, tra i due fuoriclasse ‘litiganti’ (che in realtà, essendo signori, non hanno mai parlato) qualche terzo tirato fuori dal cilindro all’ultimo minuto, magari anche meno autorevole”.

Nel Pd, invece, non è stato ancora risolto il nodo Radicali, ma almeno è stata scongiurata l’espulsione dal gruppo che era ventilata nella serata di mercoledì dopo il voto su Romano. I sei deputati radicali eletti nelle file del Partito democratico non hanno partecipato alla votazione. Un atteggiamento che il capogruppo Dario Franceschini ha subito definito “intollerabile e incomprensibile” dovuto alla mancata risposta da parte del Pd sul tema del sovraffollamento delle carceri tanto caro ai Radicali il cui ordine del giorno in materia è stato respinto da tutti i gruppi. La palla passa a Bersani, quindi, trattandosi di una faccenda politica tra partiti. E solo a quel punto il direttivo del Pd prenderà in considerazione le eventuali conseguenze. Una critica ai Radicali è giunta dal leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. “Hanno cercato una visibilità a buon prezzo in un momento drammatico per il Paese. L’errore è stato quello di dar loro voce. Un errore che non ho fatto io. Il problema non sono loro, ma chi li ha messi lì”. Anche Di Pietro, però, ha ricevuto il suo benservito. “Fuori i radicali e a braccetto con Di Pietro? Se le cose si mettono in questo modo, si puo’ soltanto osservare che il Pd precipita indietro nella notte dei tempi”, ha commentato sarcasticamente il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli.

F. G.

 

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