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Liberalizzazioni a babbo morto

“Alcuni Paesi hanno aspettato troppo per agire”. Il rimbrotto di giornata appartiene al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. E per quanto la stilettata sia ad ampio raggio non si può non pensare al nostro Paese, rimasto a lungo bloccato e costretto a un cambio di rotta repentino. Sono stati così chiamati i tecnici a mettere le toppe qua e là, tanti i vuoti lasciati in eredità dal precedente governo: di sicuro ci si sarebbe aspettati un pizzico di coraggio in più. Lo stesso coraggio – apprezzato, oltretutto – che ha permesso nei giorni scorsi al premier Mario Monti di spiegare per filo e per segno il perché di una manovra “lacrime e sangue”, espressione quanto mai inflazionata ma che rende bene l’idea. Al primo ostacolo, invece, il governo compie un dietrofront che francamente non soddisfa neanche un po’. Procediamo con ordine.
Di liberalizzazioni, nella manovra, ce ne erano già pochine. E di quelle poche la maggior parte slittano dal 2012 al 2013. Vale a dire a babbo morto, perché è presumibile che ad occuparsene sarà un altro governo. Con tutti i se e i ma del caso.
Il particolare riferimento è alle licenze dei taxi su cui sarebbe dovuto decadere il vincolo territoriale. Ma il settore è ostico, si sa, e chi in precedenza aveva tentato di modificarlo ha dovuto sudare sette camicie. Ma non solo l’autotrasporto, anche la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi che sarebbe dovuta partire in via sperimentale è in forte dubbio. Piccole cose che però alla lunga avrebbero contribuito ad un cambiamento profondo.
L’unica certezza – così sembra al momento – è la vendita dei medicinali di fascia C nelle parafarmacie e nei supermercati. Ma su questo punto è FederFarma a insorgere: “Mentre la stampa dà notizia del rinvio al 2013 delle liberalizzazioni per le tutte le attività economiche, neanche un minimo segnale di attenzione traspare per quanto riguarda le farmacie”. Elementare, no?
Situazione analoga per quanto riguarda l’abolizione delle Province “programmata” per il 31 marzo 2013. E sui tagli alle indennità dei parlamentari il governo si è visto costretto ad un passo indietro: saranno le Camere a stabilire tempi e modi.
Il rischio che si corre, dunque, è di restare con in mano un pugno di mosche e i soli sacrifici sul groppone. L’ultima rilevazione Ipr Marketing per Repubblica evidenzia una fiducia ancora alta (58%) nei confronti di Mario Monti. E di fiducia ha parlato anche il ministro del Welfare, Elsa Fornero, dopo aver proposto un prelievo del 25% come contributo di solidarietà per le pensioni sopra i 200 mila euro: “Queste sono le ore in cui spero che chiuderemo non con la soddisfazione di tutti, che non è possibile, ma spero con maggiore fiducia nel futuro”.
La soddisfazione di tutti era una chimera. Che i sacrifici fossero per pochi certamente non auspicabile.

F. G.

 

1 Commento per “Liberalizzazioni a babbo morto”

  1. […] a quanto si era vociferato per tutta la giornata di lunedì, le liberalizzazioni delle attività economiche (i taxi ne restano […]

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