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Quello che gli uomini non dicono

Guadagnano il 30 % in più, dedicano più tempo ai propri interessi e occupano i posti “che contano”: disuguaglianze e contraddizioni dell’universo maschile.
Riconoscono la difficoltà delle compagne e gli ostacoli oggettivi che ne impediscono l’accesso ai livelli di vertice della società, ma fanno ancora troppo poco in casa e non riconoscono i luoghi della discriminazione. Consapevoli ma non ancora attori, con le donne, del cambiamento. Così si definisce la figura maschile alla luce dei dati della ricerca di Tecnè. “Ancora un Paese per uomini – commenta Carlo Buttaroni, Presidente di Tecnè e sociologo – dove la mancanza di politiche di conciliazione costringe le donne a uscire dal mondo del lavoro, ne impedisce la continuità lavorativa, limita le loro opportunità di carriera. Discriminazioni inaccettabili alla luce del fatto che le donne possiedono, mediamente, requisiti di formazione superiori a quelli degli uomini”. Su 100 occupati infatti sono uomini il 60%, nonostante sul campione 25- 30 anni le donne siano laureate al 60%, contro il 40% dei colleghi maschi. “E’ evidente – spiega Buttaroni- che non si tratta più solo di estendere i diritti, ma di praticarli fuori dalle logiche delle concessioni e oltre la generica apparenza formale. Quando i diritti sono astratti dalla pratica reale, solo apparentemente risolvono le diversità per realizzare l’uguaglianza ma, come abbiamo visto proprio dai dati, restano confinati all’interno di una formalità sganciata dalla realtà”.
La casa è ancora un luogo di diversa distribuzione del lavoro. Il 58% degli intervistati ammette di dedicarsi alle faccende domestiche mai o raramente. Mentre il tempo libero è uno spazio ancora intoccabile, sono infatti più di quattro ore a settimana le ore per se stessi per il 68% degli italiani. Solida è la fiducia nella partner: il 66% è sicuro di trovare appoggio qualora decidesse di impegnarsi in un lavoro totalizzante come la politica mentre non si ritengono responsabili (47%) per l’assenza di figure femminili nell’agone politico. Vedono piuttosto la politica come un luogo non adatto all’impegno femminile per mancanza di ideali, lotta per il potere.
Uomini protagonisti della vita pubblica: la società, secondo il 39% degli intervistati, è costruita sulle loro esigenze, con 78% che dichiara occupare posti livello dirigenziale, ma l’86% nega che ci siano discriminazioni. La famiglia e la maternità sono considerate gli ostacoli principali per i mancati avanzamenti di carriera. “Oggi occorre riprendere consapevolezza – conclude il Presidente di Tecnè- delle disuguaglianze che ancora persistono e compromettono il riconoscimento sociale ed economico delle donne. Nella convivenza regolata delle società contemporanee, il tema delle “pari opportunità” e delle “pari aspirazioni” continua a proporsi come un fattore di straordinaria rilevanza civile. La sfida è ripensarsi e ridefinirsi in un’ottica di sostanziale uguaglianza, dando corpo a vissuti, esperienze e valori che non siano solo istanze da sottoporre a giudizio di una parte, ma oggetto di un riconoscimento universale, concreto e non formale”.

 

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