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Disoccupazione giovanile: è record

Rischiamo di renderci ripetitivi, ma i dati sono allarmanti e non possiamo che ricordarli. Riferisce infatti l’Istat che la disoccupazione giovanile, considerata la fascia di età tra i 15 e i 24 anni, è salita a novembre al 30,1%. (+0,9% rispetto al mese precedente e +1,4% su base annua). Risulta, quindi, il tasso più alto da gennaio 2004. Per le giovani donne del Mezzogiorno va anche peggio, poiché il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre del 2011 arriva a toccare quota 39%.
Prendendo invece in considerazione tutte le fasce di età il tasso di disoccupazione, sempre a novembre, è all’8,6%, vale a dire lo 0,1% in più rispetto a ottobre e lo 0,4% in più su base annua. Si tratta del livello più alto da maggio 2010.
Per dirla in altri termini in Italia sono 670 mila gli occupati in meno dall’aprile 2008 a novembre 2011. Ad aprile del 2008 gli occupati erano infatti 23.573.000, mentre a novembre 2011 erano 22.906.000.
A fine anno siamo stati particolarmente attenti al tema del lavoro, considerati i dati in quei giorni già poco lusinghieri e gli annunci da parte del governo di una eventuale riforma (non senza qualche polemica con i sindacati) in quella che i media hanno ribattezzato la “fase due” a seguito della manovra approvata dal Parlamento prima della sosta natalizia. Abbiamo intervistato, a tale proposito, due professori di Diritto del lavoro – Michele Tiraboschi dell’università di Modena e Reggio Emilia, allievo di Marco Biagi e presidente di Adapt e Roberta Bortone dell’università La Sapienza, presidente dell’associazione Polis – soffermandoci con loro proprio sulla questione legata alla disoccupazione giovanile e femminile. Ne approfittiamo dunque per riproporre le loro risposte, oggi quanto mai attuali.

Tiraboschi: Dal 2003 al 2008 il mercato del lavoro è cresciuto in modo sostenuto consentendo un significativo incremento della occupazione femminile. Non servono misure specifiche per le donne ma più semplicemente occorre creare le condizioni per la crescita e lo sviluppo anche e soprattutto nel Mezzogiorno. Solo così potremo sostenere l’occupazione delle donne. Quanto ai giovani la vera leva è l’apprendistato da poco riformato con il consenso di tutte le parti sociali. La sfida alla precarietà e alla disoccupazione giovanile la si vince solo puntando su una formazione di maggiore qualità e sulla integrazione tra scuola e lavoro. Siamo un Paese con alta disoccupazione giovanile, ma dove anche molte imprese non trovano lavoratori con le competenze e le professionalità di cui hanno bisogno.

Bortone: Questo è un tasto che mi trova particolarmente sensibile ed altrettanto amareggiata. Ormai da troppo tempo si vanno evidenziando le problematiche della scarsa occupazione di donne e di giovani e ciononostante non sono messe in pratica adeguate politiche di sostegno, che secondo me potrebbero consistere in incentivi di tipo fiscale o previdenziale, ovviamente nel rispetto della normativa europea in tema di aiuti di Stato. La questione di genere, poi, si è addirittura incancrenita a causa di quello che io considero un vero e proprio arretramento culturale prodottosi negli ultimi 10-15 anni, al punto che molte donne sono talmente scoraggiate da rinunciare a cercare lavoro. Mi sembra che, sia pure in modo strisciante, si stia riproponendo un modello sociale che vede la donna dedicarsi soprattutto alla famiglia, al punto che da diverse parti politiche si sente dire che l’occupazione femminile è ostacolata dall’insufficienza di servizi per la famiglia, come se tutto il peso dei compiti di cura familiare dovesse gravare, quasi per cause naturali, solo sulle spalle delle donne. Rispetto agli aspetti culturali che investono la questione di genere, siamo lontanissimi dagli altri Paesi dell’Unione europea e credo che saranno necessari notevoli sforzi per liberarci dell’enorme fardello di stereotipi che si sono nuovamente accumulati nella nostra società.

 

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