L’Ungheria di Viktor Orban sotto accusa

di Francesco Toniarini

La nuova Ungheria di Viktor Orban finisce sotto accusa. La Commissione europea ha varato ufficialmente le tre procedure di infrazione annunciate da settimane. Bruxelles dopo i richiami inascoltati di dicembre, ha evidenziato che nella riforma costituzionale avviata dal premier ungherese – che col suo partito Fidesz controlla i due terzi del Parlamento di Budapest – ci sono fondati dubbi di compatibilità con il diritto europeo per le leggi che limitano l’indipendenza della banca centrale, dell’autorità garante della privacy e per il meccanismo di pensionamento anticipato dei giudici.
La procedura è scattata in base all’art. 258 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea, quello che regola le procedure di infrazione ed attribuisce alla Commissione europea di chiedere spiegazioni e correzioni pena il deferimento alla Corte europea di Giustizia. Insomma, una procedura ‘tecnica’, non politica come sarebbe stato con l’attivazione dell’art. 7 del Trattato di Lisbona che scatta per violazione dei principi democratici e rispetto dei diritti umani sui quali è fondata l’Ue.
Anche Amnesty International ha sollecitato la Commissione europea ad agire per assicurare che la nuova Costituzione e le leggi sui media dell’Ungheria siano in linea con gli standard dell’Unione europea.
“La Commissione europea deve fare di più per monitorare la Costituzione e le leggi ungheresi, che temiamo possano avere gravi conseguenze per i diritti umani nel paese. Tutti gli stati membri dell’Unione europea hanno l’obbligo di rispettare i diritti umani”, ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.
Lo scorso dicembre Viviane Reding, Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, aveva esposto al governo ungherese la propria preoccupazione su alcuni specifici aspetti della Costituzione, entrata poi in vigore il 1° gennaio di quest’anno. Amnesty International ritiene che l’analisi della Commissione europea si sia troppo concentrata su carenze tecniche e abbia ignorato il più ampio impatto negativo sui diritti umani causato dalla Costituzione e dalle nuove leggi.
La nuova legge sulla Corte costituzionale pare limitare il diritto dei cittadini a un rimedio giudiziario. Il testo prevede l’obbligo di rappresentanza legale per presentare un ricorso costituzionale e, per le autorità giudiziarie, il potere discrezionale di elevare una multa di 1700 euro nei confronti dei ricorrenti ‘che abusino del loro diritto di presentare un ricorso’.
Il ministro ungherese dell’informazione, Ferenc Kovacs, ha apprezzato il distinguo, assicurando che il suo governo “risolvera’ presto tutti i problemi” e che se necessario e’ “disposto a cambiare le leggi”. Ma se la scelta ufficiale della Commissione e’ stata di sapore tecnico-giuridico, il riferimento politico e’ stato pronunciato da Barroso.
“Non vogliamo – ha detto – che resti a lungo sul paese l’ombra del dubbio sul rispetto dei principi e valori democratici”. Troppo poco per larghi settori del Parlamento europeo dove oggi pomeriggio sarà proprio Viktor Orban a presentare le sue ragioni. Il dibattito sull’Ungheria di fatto sara’ il primo test ‘politico’ per il nuovo presidente dell’Eurocamera. Al confronto in plenaria partecipera’ anche Barroso. All’opinione pubblica ungherese Orban ha detto che verra’ a Strasburgo per “respingere la campagna ostile della sinistra”.
Il Ppe, il partito di cui Orban è anche vicepresidente, è ufficialmente schierato a difesa dell’ungherese. E Schulz ha dato il benvenuto alla scelta di esporre le sue ragioni al Parlamento facendo però notare al premier ungherese che le procedure di infrazione sono state decise dalla Commissione. Che è guidata da Barroso, esponente dello stesso Ppe e non certo uomo di sinistra.
La nuova legislazione ungherese, adottata a seguito dell’approvazione della Costituzione, rischia di produrre un’ampia discriminazione contro le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersexual, in quanto la famiglia viene definita come unione “basata sul matrimonio di un uomo con una donna, sulla discendenza diretta o sull’affidamento”.
“Questa definizione restrittiva è discriminatoria nei confronti delle coppie omosessuali e potrà impedire, in futuro, ai tribunali di estendere in loro favore l’istituto del matrimonio”, ha commentato l’esperta di diritti umani nell’Europa dell’est.
Un elemento cruciale nelle leggi sui media è la concentrazione del potere sui media nell’Autorità sulle comunicazioni e sui mezzi d’informazione. Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato l’assenza d’imparzialità e i controlli arbitrari sulle assegnazioni e sulle licenze.
Lo scorso dicembre, l’Autorità ha deciso di non concedere la licenza a Klubradio, un’emittente radiofonica indipendente d’informazione, che ha posizioni critiche nei confronti del governo. La radio non potrà così più andare in onda alla scadenza della licenza, il mese prossimo.
“Una singola agenzia governativa ha ora il potere di zittire le voci critiche dell’informazione ungherese, una situazione che sta già avendo effetti negativi sulla libertà di stampa”, ha precisato la Duckworth.
“La Commissione europea deve agire senza indugio per garantire che il governo ungherese rispetti i diritti umani e intraprenda le riforme necessarie per allineare la nuova Costituzione e le leggi sui media alle norme dell’Unione europea” – ha concluso la responsabile di Amnesty.

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