Decine di feriti nella rivolta degli indignati rumeni

di Francesco Toniarini

Taglio degli stipendi e smantellamento dello stato sociale con manifestazioni e scontri in tutto il paese. All’appello degli indignados in rivolta mancava la Romania entrata nell’Unione europea solo sei anni fa. La protesta si è allargata a macchia d’olio e i feriti sono circa 70 con decine di fermati e multati e rischia di agire da miccia negli altri paesi dell’Est mossi da un denominatore comune: la protesta contro tagli e sacrifici. Da giovedì scorso le manifestazioni coinvolgono migliaia di rumeni di tutti gli strati sociali: uomini e donne prosciugati dalle misure imposte dal Fondo monetario internazionale seguito da una seconda intesa con il governo nel marzo 2011 che ha stabilito i tagli più drastici dell’Unione. Lo stipendio dei dipendenti pubblici rumeni è diminuito del 25% circa, mentre dopo la scure un pensionato romeno con 40 anni di lavoro prende in media 160 euro al mese. Anche il salario medio è basso. Circa 350 euro. L’Iva è aumentata al 24%. Ma paradossalmente ad innescare i disordini è stata la vicenda di un palestinese Raed Arafat, un medico trasferitosi da molti anni in Romania. Qualche giorno fa in una poco convincente smania di “razionalizzazione” il governo di Emil Boc ha deciso di tagliare anche i servizi di pronto soccorso negli ospedali per consentire l’ingresso di organizzazioni private con la prospettiva di ambulanze a pagamento. Arafat è tra i fondatori dello “Smurd”, un servizio gestito da medici volontari e vigili del fuoco ed in segno di protesta contro la legge, lui, nato in Siria ma con cittadinanza rumena, si è dimesso da sottosegretario alla Sanità. Poco dopo, vista la reazione popolare il governo ha ritirato la legge ma i disordini ormai erano scoppiati, e non hanno fatto altro che estendersi.
Al momento le condizioni del Paese restano molto precarie. Più di metà degli uomini sono più o meno legalmente emigrati, le donne si spostano all’estero per fare le badanti, 350 mila bambini vivono senza genitori. Nel 2011, il Pil della Romania è cresciuto dell’1,8% ma le condizioni di vita della massima parte dei cittadini restano miserabili, soprattutto nelle zone rurali. Il primo ministro adesso, chiede il dialogo ed invita il dottor Arafat “a rientrare nel governo per partecipare al progetto di riforma della Sanità”.

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