Procedimenti di infrazione, il primato dell’Italia | T-Mag | il magazine di Tecnè

Procedimenti di infrazione, il primato dell’Italia

La Commissione europea – è notizia di pochi giorni fa – ha aperto nei confronti dell’Italia una procedura di indagine formale sugli aiuti di Stato, invitandola a fornire informazioni in relazione alla proroga di sei mesi al 30 giugno 2011 del pagamento della rata delle multe sulle quote latte in scadenza al 31 dicembre 2010. La Commissione, in sostanza, si è espressa dubbiosa sulla decisione di prorogare a quella data il pagamento della rata delle multe e l’Italia avrà un mese di tempo per rispondere. Sul tema è intervenuto il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, il quale ha spiegato che “in questa vicenda lo Stato italiano ha commesso molti errori, sono circa 1.500 i produttori che non intendono pagare e 11 mila le aziende che stanno pagando a rate. Ma lo Stato italiano ha già anticipato all’Europa le sanzioni per un totale di 4,4 miliardi di euro che quindi hanno pagato i contributori”. Ma cosa accadrà se la risposta dell’Italia non dovesse soddisfare le richieste di Bruxelles? Che si passerà al procedimento di infrazione, circostanza a cui il nostro Paese sembra piuttosto avvezzo.
Stando a quanto rilevato dalla Commissione europea nella 28esima Relazione annuale sul controllo dell’applicazione del diritto dell’Ue (settembre 2011), alla fine del 2010 l’Italia si è collocata all’ultimo posto tra gli Stati membri sia per il numero totale di procedimenti d’infrazione (176) sia per quelli avviati nel corso dell’anno (90). Nel 2010 i casi di infrazione aperti ai danni dell’Italia sono stati 2.100. I settori in cui l’Italia è appara più carente sono l’ambiente, il mercato interno e la fiscalità (insieme rappresentano il 52%). Ma nel lasso di tempo preso in considerazione nuovi ambiti, quali la salute e la tutela dei consumatori, sono emersi tra i casi di infrazione.
L’Italia, poi, vanta un secondo triste primato, vale a dire la lentezza dell’iter di recepimento delle direttive europee. Oltre al rispetto del diritto sancito dai Trattati, l’Ue vara una serie di vincoli e obblighi da sottoporre agli Stati membri. Nel 2010 sono stati 8.400 i nuovi regolamenti e duemila le direttive e i Paesi sono stati chiamati a recepirne 111 (nel 2009 erano state 71). L’Italia è risultata così la meno efficiente con 34 casi recepiti. Alle sue spalle la Polonia con 32 casi (particolarmente virtuose, invece, Danimarca e Malta). Anche in questo caso il settore che più ne fa le spese è l’ambiente. A seguire i trasporti stradali e marittimi, il mercato interno e i servizi finanziari.

F. G.

 

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