Chi ci aiuta a capire Pinterest?

di Fabio Ferri

Come per i politici la satira rappresenta la consacrazione, così per le tecnologie, lo fa il porno. In fin dei conti sempre di imitazione, esagerata e a volte sbeffeggiata, si tratta. In questo caso parliamo di Pinterest. In passato l’industria pornografica ha decretato il successo del vhr contro il betamax, e in tempi due punto zero i cloni di YouTube in tempi non sospetti ne hanno sancito l’ingresso nell’empireo dei siti più visitati e remunerativi. Stessa cosa sta accadendo a Pinterest, secondo quanto riportato in primis da TechCrunch qualche tempo fa. Per i meno attenti, o più semplicemente indifferenti all’argomento, si tratta del nuovo (ennesimo?) socialcoso in circolazione. Pin = appuntare (come su di una lavagna) i propri interest. E le boards sono il cuore di Pinterest. Tra i tanti commenti, web e cartacei [sulla rubrica che gestisco sul settimanale Il Punto del 3 febbraio 2012, ripreso e ampliato sul numero del 2 marzo da Stefano Iannaccone] alcune notazioni. Una di Robert Scoble che parlando di web application connesse con l’iPad parla del legame tra Pinterest e Facebook: che secondo lui «Pinterest is to Facebook as Storify’s new iPad app is to Twitter». Cioè mettere insieme dando un senso alle immagini che affollano le nostre bacheche Facebook, come Storify. Qualche dubbio viene sull’utilità del servizio salutato con soddisfazioni soprattutto dai modaioli e dai markettari. Partendo da quest’ultimi, esperti di marketing o meno, la prima cosa che viene in mente pensando a Pin è che potrebbe essere usato come vetrina per e-commerce o più in generale per prodotti. Anche se poi sappiamo che chi acquista su internet, e non solo, cerca soprattutto informazioni, magari sotto forma di commenti di altri consumatori. Appassionati di moda (e forse non è un caso che la maggioranza degli utenti è femminile) trova uno spazio forse simile a quello di tante riviste del settore. Questo, ma non solo questo, dimostra come più che di un sociale si dovrebbe parlare di un visuale. E non è un caso che infografiche, dei più disparati argomenti, la fanno da padrone su Pinterest. Sulle critiche (con un’ottima infografica) segnalo anche Davide Bennato a detta del quale Pinterest si concentra soprattutto sull’user experience, secondo lui (ma condivisa da tanti) deludente. Prova provata è la mancanza di tag al di fuori di una lavagna tematica: che permetterebbero una navigazione trans-boarding. Dopo le note dolenti dovrebbero arrivare gli appunti positivi.
Commentando un articolo (Pinterest Becoming the Next Big Thing in Social Media for Business) su Twitter, in particolare con @Radian6 e altri, è venuto fuori qualche numero sul dubbio che forse non è la N.B.T.

radian6 Radian6
@fabeor Seems like it already is -http://blog.shareaholic.com/2012/01/pinterest-referral-traffic/
Pinterest drives more referral traffic than Google + LinkedIn & YouTube combined.

Il succo sarebbe questo:
«The site registered more than 7 million unique visitors in December, up from 1.6 million in September. And it’s driving more traffic to company websites and blogs than YouTube, Google+ and LinkedIn combined».
È la matematica bellezza. I numeri parlano chiaro si direbbe, ma allo stesso modo bisogna essere completi. E si potrebbe fare lo stesso discorso che qualcuno ultimamente ha proposto per Google+. Il tempo. Che gli utenti trascorrono in media su un socialcoso è importante quanto, se non più, degli accessi o visitatori. Ma al di là dei numeri, quello che servirebbe capire è l’utilizzo che se ne fa. Ho incominciato ad utilizzarlo, pensando di raccogliere locandine di film di fantascienza (cult, imperdibili, serie B [ecco perché sarebbero importanti i tag] e poi allargarlo anche a libri sullo stesso argomento (magari senza dover aggiungere una nuova lavagna, ma senza “mischiare” troppo i due media). Sono fermo al palo, per pigrizia, impegni e poca user friendly da parte del sito. O molto più semplicemente perché non ho capito ancora cosa farci: se volete aiutarmi…

 

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