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Quelli che il prossimo anno, cascasse il mondo, saranno ancora qui

Una giovane volontaria al Festival del Giornalismo di Perugia racconta la sua esperienza
di Sara Izzi

Quale sarà il futuro dell’informazione? Dove ci porteranno i nuovi media? Che fine faranno i pubblicisti? l’Ordine verrà abolito? Di questo e tanto altro si è discusso in questi giorni a Perugia. Dal 25 al 29 aprile la piccola città umbra ha aperto ancora una volta le sue porte al mondo ospitando il Festival Internazionale del Giornalismo, appuntamento organizzato da Arianna Ciccone e Christopher Potter giunto ormai alla sua VI Edizione. Social network e data journalism, crowdsourcing e webtv al centro del dibattito negli oltre 200 eventi, tra workshop e panel discussion, che hanno animato le giornate del Festival. Oltre 1.000 giornalisti accreditati, tra professionisti del web e della carta stampata, 40mila tweet in soli cinque giorni, cinquantamila presenze stimate e 200 volontari a sostenere con entusiasmo la grande macchina organizzativa. Studenti, videomaker, fotografi, scrittori e blogger, arrivati a Perugia a proprie spese da ogni parte del mondo. Tra loro anch’io. Col mio bagaglio di esperienze ancora tutto da riempire, due liquirizie in tasca e una voglia matta di potercela fare.
Il giornalismo al tempo della crisi, l’accesso impraticabile alla professione, l’investimento oneroso delle scuole di giornalismo e la condizione precaria di chi al giorno d’oggi non può permettersele. Tutto questo avrebbe dovuto scoraggiarmi, farmi mollare gli ormeggi. Ma il Festival del Giornalismo è stato anche altro. Il Festival di quelli che ci provano, che scrivono, che ci credono. Nonostante la fatica e le rinunce. Nonostante l’attesa. Di quelli con le scarpe mai troppo comode, le salite mai troppo facili. Quelli pagati due euro per un articolo e ancora sanno inventarsi un sorriso. Che lavorano sodo, invisibili, perché il paese in fondo ha bisogno di loro. Quelli del conto alla rovescia che è già partito, e che il prossimo anno, cascasse il mondo, saranno ancora qui.

 

1 Commento per “Quelli che il prossimo anno, cascasse il mondo, saranno ancora qui”

  1. […] 4 ore di sonno in due giorni, gli ultimi trascorsi a Perugia. Senza mai prender fiato. Come se non fosse mai esistito altro. Come se ogni pietra della città fosse stata messa lì per noi. Perché prima o poi saremmo arrivati. Ci sono passi che hanno il sapore di una vita. C’è tutto dentro. Tutto quello che basterebbe per stare bene. E abbiamo avuto il sole. Scarpe mai troppo comode, salite mai troppo facili. Ci siamo accordati, arrangiati, scambiati un sorriso d’intesa. E alla fine avuto ragione, portato a casa una scommessa. Ognuno con  i suoi trofei. Per altro con i suoi ricordi. Quelli di una stanza divisa in 6, di una doccia divisa in 6, di una risata a notte fonda moltiplicata per 6. Saremo sempre quelli dell’Ostello Spagnoli, del Minimetro fino al Pincetto. Del chococino e del caffè in sala stampa. Quelli dei turni improbabili e della coda al Morlacchi. Per vedere Travaglio, esorcizzando il sonno. Quelli del pacco. Pizza e panino. Pizza e panino. Dei Baci perugina tenuti in tasca (che sbaglio). Quelli che scrivono, che ci credono. Nonostante la fatica e le rinunce. Nonostante l’attesa. Quelli che non si preoccupano della serata, perché Mariano ha già steso il programma. Quelli della scalinata. Dei milanesi. Dell’ultima corsa persa, del taxi. Quando è già tardi, ma non per stare insieme ancora. Quelli dei saluti, dei numeri scambiati su un foglio strappato di corsa. Quelli che “se mi aggiungi su fb ci sentiamo”, “se capito a Roma ti faccio sapere”. Quelli che crollano in treno, sulla strada del ritorno. Con la valigia che non pesa poi tanto, pensando a ciò che è rimasto indietro. Quelli del Festival. Del giornalismo. Del conto alla rovescia che è già partito. Quelli che il prossimo anno, cascasse il mondo [i Maya qualche cagata dovranno averla pur detta], puoi giurarci ci saranno. { Articolo pubblicato su T-mag.it, il magazine di Tecnè } […]

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