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Amministrative: uno tsunami elettorale

di Antonio Caputo

E’ un vero e proprio tsunami che sconvolge l’Italia, quel che emerge dalle proiezioni, che parrebbero confermate dai primi risultati dello scrutinio. Uno tsunami che annienta (salvo pochissime eccezioni) il Pdl, uscito con le ossa rotte, in quello che sembra il peggior risultato della storia, per il Partito berlusconiano nella Seconda Repubblica; ma dal voto escono molto male anche le altre forze della maggioranza che sostiene il governo Monti: il Pd anzitutto, che arretra un po’ ovunque rispetto ad un dato, quello del 2007, già assai negativo per la principale formazione di centrosinistra, che pagava, all’epoca, l’essere azionista di riferimento del governo Prodi; non brilla granché neppure il Terzo Polo, andato al voto in molte realtà in ordine sparso.
Il voto sembra premiare le forze di opposizione, soprattutto di sinistra radicale, che registrano i consensi più alti quando si differenziano dall’alleanza col Pd, come a Palermo col successo di Leoluca Orlando. Ma il vero vincitore della tornata elettorale è Beppe Grillo, col suo Movimento 5 Stelle, che in molti casi, soprattutto al centronord, fa segnare risultati a due cifre, con punte di circa il 20% a Parma, ma anche in numerosi comuni minori. Altalenante il risultato della Lega, che registra numerose sconfitte in Lombardia e Veneto, ma che ha il proprio fiore all’occhiello nella conferma a valanga di Flavio Tosi a Verona; un po’ meglio, se confrontati con le precedenti amministrative i dati in Liguria ed Emilia.
Dal voto esce un Paese arrabbiato, frustrato per una crisi che sembra interminabile, e che esprime nel voto di protesta e nel non voto (l’affluenza è diminuita di quasi 7 punti percentuali rispetto alle precedenti comunali) la propria rabbia, nei confronti dei partiti tradizionali, dopo gli scandali che li hanno da più parte colpiti, e l’incapacità dimostrata nei governi nazionali e locali. Ma emerge anche un disamore verso il governo Monti, dimostrato dal crollo delle forze che lo sostengono in Parlamento, crollo che fa pagare principalmente a Pdl e Pd le misure di austerità prese dall’Esecutivo del Professore. Un voto, insomma, alla “greca”.

 

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