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E se i bot iniziassero a votare?

di Fabio Ferri

Ho finalmente acquistato “Il ciclo completo della Fondazione” [mea culpa non averlo fatto prima] così da raccogliere la Fondazione di Asimov nello stesso tomo. Giuro, non c’entra nulla la notizia di alcuni giorni fa che i follower di Beppe Grillo su Twitter sarebbero dei bot. Spunto di una ricerca a detta di chi l’ha realizzata: Marco Camisani Calzolari. Inevitabilmente si è acceso il dibattito, e l’arena principale non poteva che essere Twitter stesso. Con chi vuole portare il discorso dal problema dei finti follower ai veri elettori del Movimento 5 Stelle:

E chi come Paolo Bottazzini sul Linkiesta contesta apertamente la ricerca. La notizia intanto viene ripresa anche dal Corriere della Sera con un’altra intervista a Camisani Calzolai.
Il punto sembra essere questo: Grillo, paladino del web e della trasparenza assoluta avrebbe acquistato un pacchetto di follower al mercato nero dell’autocompiacimento digitale. Accusa gravissima, e sembra che Camisani Calzoalari abbia la pistola fumante, anche se poi non si parla apertamente nella ricerca di acquisto, ma semplicemente di follower “non umani”.
Le leggi della robotica rivedute e corrotte al tempo del microblogging ci illuminano:

1° Un bot ti segue, ti assiste, o per ordine tuo o di terzi, evitando di trollare ma non di spammare.

2° Dietro ogni migliaio di bot c’è sempre una mente umana, più o meno adulta.

3° I bot si possono autogenerare e mutano in caso di bisogno.

Dimostrare che alcuni, la maggioranza, follower di @beppe_grillo siano bot non significa automaticamente dire che lui gli abbia acquistati per pompare la sua net-reputation. A prescindere dalla simpatia o antipatia che può suscitare il comico genovese, non credo ne abbia bisogno. Più di qualcuno si è concentrato proprio su questo, cioè andare a vedere se veramente son umani o meno i seguaci di Grillo.

Questo è la curva a cui fa riferimento Pier Luca Santoro.

Altri si spingono ancora più in là. Come Rudy Bandiera che critica la ricerca ma soprattutto ricorda come la base di elettori di Grillo cresce in maniera proporzionale all’uso di internet: cioè il M5S riesce a comunicare meglio di altri partiti e movimenti attraverso il web. E partendo da ciò, cioè un possibile movente per fare questo tipo di ricerca su Beppe Griilo, Antonio Lupetti paventa il complotto, condito in abbondanza da lassismo dei giornalisti, voraci di qualsiasi pseudo scandalo politico. A questo punto la canna della pistola fumante sembra puntare in un’altra direzione.
Tutti però si son preoccupati di capire dove e come era la verità sulla “ricerca”, ragionando su reputazione online, e moventi interessi per l’una o l’altra azione: ma ai poveri bot abbandonati ai margini dell’autostrada del web chi pensa?
Si è stimato che oltre il 50% del traffico sul web è automatizzato, e anche su Twitter bot e api lavorano al monitoraggio di account e campagne marketing. Un esercito, che sta muovendo gli ingegneri dell’uccellino blu a correre ai ripari per evitare il più possibile la deriva dello spam. E non è un caso che alcuni follower siano dei robot, non istigati da nessuno in particolare ma che finiscono nel conto totale, soprattutto se si hanno molti follower “umani”. Il problema sarebbe capire di cosa parli un bot su Twitter: credo più degli 1Direction che di Turing. Un domani, con l’evoluzione constate e irrefrenabili dei diritti civili qualcuno potrebbe anche promuovere una marcia in favore del diritto di voto per algoritmi pensanti e bot twittaroli (purché eterosessuali). Allora si faranno campagne per intercettare i voti di questi nuovi elettori, promettendo nuovi indirizzi IP per tutti e detassando il porno. E chi sa poi per chi voterebbero loro…
La querelle, nel frattempo, non ha trovato tregua neppure sotto il gran caldo e i diretti interessati, Grillo e Calzolari, si sono sfidati in duello all’ultimo post.
Con il pubblico di Twitter che così ha commentato dagli spalti:

 

2 Commenti per “E se i bot iniziassero a votare?”

  1. Grazie per la menzione sul post. Non voglio parlare di complotto, ma solo di una strategia comunicativa contro Grillo. Specifico solamente che avrebbe avuto più senso fare una ricerca “comparativa” prendendo a campione non un solo account come quello di Grillo ma anche quello di altri politici. A mio modo di vedere, per come è stata presentata la cosa, ha avuto molto il sapore di un attacco a senso unico.

  2. Tutti abbiamo dei bot che ci seguono. Più siamo famosi e più si hanno bot.
    Credo non ci sia nient’altro da dire. Chi specula sulla questione follower-grillo non conosce i meccanismi di Twitter. Punto.

    Ciao
    Daniele

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