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I cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti

Pubblichiamo di seguito il report dll'Istat

Al 1° gennaio 2012 erano regolarmente presenti in Italia 3.637.724 cittadini non comunitari. Tra il 2011 e il 2012 si è verificato un incremento di poco meno di 102 mila unità. I paesi di cittadinanza più rappresentati sono Marocco (506.369), Albania (491.495), Cina (277.570), Ucraina (223.782) e Filippine (152.382).
Le donne rappresentano il 49,5% della presenza, ma la componente femminile è tradizionalmente molto variabile a seconda delle collettività considerate: prevalente per Ucraina (80%) e Moldova (67,1%), in netta minoranza per le collettività del Nord-Africa.
Dal 2011 al 2012 è ulteriormente cresciuta la quota di minori non comunitari presenti in Italia: ora è pari al 23,9%, mentre nel 2011 i cittadini non comunitari al di sotto dei 18 anni rappresentavano il 21,5%.
Per avere un’idea della particolarità della struttura per età dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti, si consideri che nella popolazione italiana i minori rappresentano il 16% dei residenti. Anche nel caso della distribuzione per età si mettono in luce sostanziali differenze tra le varie cittadinanze. La quota di minori sul totale delle presenze varia infatti molto a seconda delle collettività considerate: si colloca oltre il 30% per le collettività del Nord-Africa, mentre rappresenta poco più del 9% per l’Ucraina.
Le piramidi delle età di Marocco e Ucraina mettono chiaramente in luce le peculiarità e, soprattutto, le differenze tra queste due collettività. Rispetto alla piramide delle età disegnata per il totale dei soggiornanti, per il Marocco si evince, rispetto al totale degli stranieri, una struttura per sesso sbilanciata al maschile, con un peso maggiore delle classi di età infantili. Per l’Ucraina risalta la caratterizzazione al femminile e il peso delle classi di età più avanzate.
I minori di 18 anni nati nel nostro Paese sono ormai più di 500 mila, poco meno del 60% del totale1. La quota è differente a seconda delle collettività considerate: è superiore al 70% per Cina e Filippine, mentre le quote più basse, intorno al 40%, si registrano per Ucraina e Moldova.
Continua a crescere il numero dei soggiornanti di lungo periodo, di persone cioè con un permesso a tempo indeterminato. Nel 2011 erano 1.638.734; nel 2012 sono 1.896.223, rappresentando il 52,1% della presenza regolare.
Tra le prime dieci cittadinanze, la quota di soggiornanti di lungo periodo è particolarmente rilevante per Albania, Marocco e Tunisia (oltre il 60%) e più contenuta per Moldova (33,2%), Cina (39,0%), Ucraina (44,2%) e Filippine (47,4%), anche se quest’ultimo Paese è per l’Italia da considerare di “vecchia” immigrazione.
La distribuzione territoriale degli stranieri da sempre vede il Centro-nord come area privilegiata di presenza: il 37,1% dei cittadini non comunitari regolarmente presenti hanno un permesso rilasciato/rinnovato nel Nord-ovest, il 28,7% nel Nord-est e il 22,6% al Centro; solo l’11,6% ha un permesso rilasciato/rinnovato nel Mezzogiorno. La regione preferita dagli stranieri non comunitari è la Lombardia (26,7%), seguita da Emilia-Romagna (12,5%) e Veneto (11,7%). Le province nelle quali si concentra maggiormente la presenza straniera sono: Milano, Roma, Brescia, Torino, Bergamo e Firenze. Accanto alle grandi città, quindi, si collocano anche centri di minore ampiezza demografica. Nella provincia di Bergamo vivono più stranieri non comunitari di quanti ne vivano nell’intera Liguria; in quella di Brescia più che nell’intera Campania.
Anche in questo caso, tuttavia, emergono specificità per le varie collettività: per i moldavi, ad esempio, la regione in cui si registra il maggior numero di presenze è il Veneto, mentre per i Tunisini è l’Emilia-Romagna.
L’incidenza dei soggiornanti non comunitari sul totale della popolazione residente raggiunge il 6,0%3 e tocca il suo massimo al Nord, dove la regione con la maggiore incidenza è l’Emilia-Romagna (10,3%). La situazione, però, risulta fortemente diversificata a livello territoriale: per 11 province, tutte nell’area del Centro-nord, il rapporto si colloca oltre il 10%. Quelle per le quali si registra l’incidenza più elevata sono: Prato, Reggio nell’Emilia, Brescia, Modena e Mantova, per le quali il rapporto va dal 12% al 15%.
Tra il 2010 e il 2011 i flussi di nuovi ingressi verso il nostro Paese sono fortemente diminuiti4. Durante il 2011 sono stati rilasciati 361.690 nuovi permessi, quasi il 40% in meno rispetto all’anno precedente. La diminuzione ha interessato le donne (-45,7%) più degli uomini (-33,6%). Questo ha comportato un maggiore squilibrio di genere tra i nuovi ingressi registrati nel 2011: gli uomini rappresentano ora il 55,9% del totale, mentre nel 2010 la quota maschile era pari al 50,8%.
La diminuzione dei nuovi ingressi non ha coinvolto tutte le motivazioni del rilascio del permesso. Si riducono notevolmente i nuovi permessi rilasciati per lavoro: oltre il 65% in meno. Si contraggono, anche se in misura minore, le nuove concessioni per famiglia (-21,2%). Aumentano notevolmente i permessi rilasciati per motivi diversi (+58%). Tra questi ultimi motivi, sia i permessi per studio sia quelli per “asilo e motivi umanitari” hanno fatto registrare un incremento. In particolare, in linea con quanto avvenuto anche a livello internazionale6, nel nostro Paese si è registrato un notevole aumento dei permessi concessi per asilo e motivi umanitari che sono passati da 10.336 nel 2010 a 42.672 nel 2011 (Prospetto 2). Anche a fronte della riduzione dei permessi concessi per lavoro e famiglia si registra un incremento molto rilevante della percentuale rappresentata sull’insieme dei nuovi flussi, che arriva all’11,8% nel 2011, mentre l’anno precedente era solo l’1,7% del totale.
I flussi di persone in cerca di protezione umanitaria e asilo hanno caratteristiche differenti rispetto ai flussi per lavoro. La loro crescente importanza comporta una diversa composizione dei flussi di nuovi ingressi in termini di genere e di cittadinanze, determinando anche un mutamento della geografia delle principali mete. Questo tipo di flussi, infatti, ha interessato soprattutto il Sud (dove si colloca il 30,3% dei nuovi ingressi) e le Isole (17,3%). In quest’ultima ripartizione l’asilo e la protezione umanitaria rappresentano la principale motivazione di ingresso (36% dei nuovi flussi). Tre sole cittadinanze coprono oltre il 50% del totale di questa tipologia di ingresso: Tunisia (27,5%), Nigeria (16,3%) e Ghana (7,4%). Le donne sono una minoranza (11,6%) all’interno di questo tipo di flussi, anche se la quota è, come per le altre tipologie di migrazione, molto variabile a seconda della collettività considerata.
Per quanto riguarda i permessi di lavoro, sono stati soprattutto i flussi femminili a subire una contrazione tra il 2010 e il 2011, con un decremento del 74% contro il 58% registrato dagli uomini. Diminuisce anche il lavoro stagionale, con un numero di nuovi permessi che passa da 22.411 nel 2010 a 15.426 nel 2011.
Oltre a una maggiore eterogeneità dei nuovi flussi, si mettono in luce differenze non trascurabili nella graduatoria delle prime dieci cittadinanze per numero di ingressi rispetto allo scorso anno. Il primato continua a spettare al Marocco, con 31.000 nuovi permessi; così come nel 2010 segue la Cina, ma nel 2011 entrano nella graduatoria, oltre alle Filippine, anche la Tunisia – che si colloca addirittura al quarto posto – e gli Stati Uniti d’America, due cittadinanze per le quali si registra un aumento dei flussi in ingresso in Italia. Si tratta in questo caso di Paesi che danno origine a migrazioni per le quali la motivazione prevalente non è il lavoro: nel caso della Tunisia, come sottolineato, la principale causa del rilascio del permesso è l’asilo e i motivi umanitari (59,9% dei casi); per gli Stati Uniti il motivo prevalente dell’ingresso è lo studio (45,6% dei casi). Arretra l’Ucraina, da sempre caratterizzata da flussi in ingresso per motivi di lavoro e che quindi ha risentito di più della contrazione di questo motivo del rilascio, superata da India e Moldova. Non rientrano tra le prime dieci nazioni Egitto, Pakistan e Perù, come invece avveniva nel 2010.
La riduzione dei nuovi flussi interessa soprattutto le aree settentrionali del Paese e in particolare il Nord-est (circa la metà in meno rispetto all’anno precedente), che nel 2010 era la seconda ripartizione per numero di nuovi ingressi (circa 170 mila, il 28% del totale) e nel 2011 si colloca invece al terzo posto con poco più di 83 mila entrate (il 23% del totale). Diminuzioni più contenute hanno interessato il Centro (-47%) e il Sud (-32%). Le province che hanno registrato i cali maggiori sono Bergamo, Reggio nell’Emilia, Trento, Parma e Modena, in cui flussi in ingresso sono meno della metà dell’anno precedente. Si registrano, comunque, province in contro-tendenza che mettono in luce un aumento dei nuovi entrati superiore al 60% rispetto all’anno precedente, tutte appartenenti al Mezzogiorno: Taranto, Caltanissetta, Potenza, Trapani e Campobasso.

I percorsi di stabilizzazione degli stranieri sul nostro territorio rappresentano un aspetto interessante per lo studio dell’integrazione. La continuità della presenza in Italia è condizione, anche giuridico-legale, per avviare percorsi di radicamento che passano per permessi di soggiorno a tempo indeterminato e possono portare nel tempo all’acquisizione della cittadinanza italiana. Per comprendere meglio cosa succede effettivamente dopo il primo ingresso in Italia, l’analisi qui presentata è basata sul percorso seguito nel tempo dagli immigrati entrati per la prima volta nel nostro Paese nel 2007, fino al 2012.
Durante il 2007 erano entrati in Italia 252.415 cittadini stranieri non comunitari. Gli ingressi più numerosi avevano riguardato, nell’ordine, Marocco, Albania, Ucraina, Moldova e Cina. La composizione per genere, come risultanza finale di squilibri evidenti ma di segno opposto tra le diverse collettività, era nell’insieme equilibrata.
Il 66,7% dei cittadini non comunitari entrati nel 2007 risulta avere ancora un permesso valido nel 2012. Tutte le prime dieci collettività presentano quote di permanenza in Italia superiori alla media. Particolarmente stabili sono coloro che provengono dalla Moldova e dall’Ucraina, paesi per i quali la quota sfiora l’80%. In linea con quanto emerso anche per i soggiorni di lungo periodo i Filippini appaiono come una collettività più instabile sul territorio, con tassi di permanenza in Italia inferiori alla media (61,2%). In generale, le donne hanno una maggiore propensione a restare nel nostro Paese; solo nel caso del Bangladesh, dello Sri Lanka e delle Filippine la quota di donne ancora presenti in Italia è leggermente più bassa di quella rilevata tra gli uomini.
Per tutte le ripartizioni di ingresso, la quota di persone restate sul territorio italiano si colloca intorno al 67%, tranne nel caso delle Isole, in cui la percentuale scende al 56,1%. Tuttavia, considerando le singole collettività, si notano delle interessanti differenze: ad esempio, i marocchini e gli albanesi hanno tassi di permanenza massimi nel caso in cui il primo permesso sia stato rilasciato nel Nord-ovest. Al contrario, i provenienti da India e Sri Lanka hanno in tale ripartizione i tassi di permanenza più bassi e quelli massimi al Sud.
I cittadini non comunitari che restano in Italia risultano particolarmente mobili sul territorio: nell’arco di tempo considerato circa il 20% del collettivo di entrati nel 2007 ha rinnovato il permesso in una provincia diversa da quella di ingresso. La mobilità più elevata ha interessato i cinesi che nel 62,6% dei casi hanno rinnovato il permesso in una provincia diversa da quella di rilascio. Molto mobili sono anche i cittadini del Bangladesh, che hanno cambiato provincia per il 32,8% dei casi. Molto più stabili sul territorio la collettività ucraina, quella moldava e quella filippina, con quote di rinnovi in province diverse inferiori al 12%. Si tratta di cittadinanze per le quali risulta prevalente la quota di donne, le quali hanno, in generale, una propensione allo spostamento minore (15,5% contro 24,7% degli uomini).
La quota di persone che ha rinnovato il permesso in un’altra provincia cambia anche sostanzialmente a seconda della ripartizione di ingresso considerata. Coloro che hanno ottenuto il primo permesso di soggiorno nel Nord-ovest si sono spostati nel 17,1% dei casi. Tra coloro che hanno ottenuto il primo soggiorno regolare al Sud la quota di coloro che si sono spostati supera il 29%.
Le informazioni sugli individui ci forniscono così anche informazioni preziose sul territorio. Nel nostro Paese è possibile individuare aree che rappresentano solo delle porte di ingresso o delle terre di passaggio per gli stranieri, altre che, invece, hanno la capacità non solo di trattenere sul territorio gli immigrati che entrano, ma anche di attirare quelli che avevano ottenuto inizialmente il permesso di soggiorno in un’altra zona. Tra le province che esercitano una maggiore capacità di trattenimento troviamo Bolzano (trattiene nella provincia il 94,6% dei cittadini non comunitari che vi erano entrati nel 2007), Genova (90,3%), Aosta (90,1%), Imperia (89,9%), Trento (89,4%); tra le prime dieci si trovano anche Milano (88,5%) e Roma (87,5%).
Tra le terre di passaggio, quelle cioè che esercitano la minore capacità di trattenimento si possono citare Crotone (che trattiene solo il 31,8% di coloro che hanno ottenuto un permesso di soggiorno nella provincia nel 2007), Caltanissetta (46,5%), Foggia (50,0%), Potenza (53,4%) e Trapani (55,7%).
In generale, considerando la mobilità interna che ha interessato i cittadini non comunitari entrati nel 2007, si può notare che la maggior parte delle province del Centro-Nord si caratterizza per variazioni positive, mentre le province del Mezzogiorno si caratterizzano perlopiù per variazioni negative. Particolarmente elevate e positive sono le variazioni percentuali registrate a Prato, Treviso, Palermo, Milano e Bolzano, tutte superiori al 20%. Prato, in particolare, esercita un’attrazione molto forte sulla mobilità interna: nel 2007 erano entrati dall’estero 777 cittadini non comunitari, ma nel periodo considerato la provincia ne ha attratti altri 1.144 che nel 2007 avevano richiesto un permesso in altre province. L’intensa mobilità verso Prato può essere ricollegata anche alla forte mobilità rilevata per la collettività cinese.
Negative e superiori al 30% sono, invece, le variazioni rilevate per Trapani, Potenza, Foggia, Caltanissetta e Crotone, ulteriore conferma del fatto che il Sud e le Isole per gli stranieri non comunitari rappresentano solo una porta di ingresso, mentre i processi di stabilizzazione avvengono al Centro-Nord.

 

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