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Usa 2012. Il punto della situazione

di Fabio Germani

A marzo ci prendemmo la briga, su queste pagine, di fare un pronostico: a novembre Obama riconquisterà la Casa Bianca. La convinzione derivava da alcuni dati, soprattutto sul lavoro, che di fatto rilanciavano l’investitura del presidente uscente data la risalita del tasso di occupazione (mentre a gennaio la disoccupazione era scesa all’8,3%). Cosa è cambiato da allora? Non moltissimo, restiamo sostanzialmente della stessa idea. Tuttavia dobbiamo ravvisare, per onor di cronaca, il mutamento di alcuni scenari, dirimenti al fine di analizzare correttamente la corsa alle presidenziali Usa. Se a marzo alcune rilevazioni indicavano un vantaggio di Obama rispetto a Romney di circa dieci punti, oggi la situazione ha preso un’altra piega. L’ex governatore del Massachusetts ha recuperato terreno e quasi tutti i sondaggi danno entrambi i candidati in parità (anche se per taluni istituti Obama conserva ancora un discreto vantaggio; per un discorso più dettagliato sui sondaggi vi rimandiamo agli articoli di Antonio Caputo qui, qui e qui). Generalmente, a poche settimane dal voto, risultati del genere sono da considerarsi del tutto normali. Andiamo perciò ad analizzare gli altri aspetti che certamente caratterizzeranno gli ultimi scorci di campagna elettorale.
I dati sull’occupazione sono rimasti grosso modo invariati, cioè al di sotto delle aspettative. In altri termini: non negativi, ma neppure nulla di cui rallegrarsi. Secondo una recente ricerca della Federal Reserve sulle finanze dei consumatori è stata la classe media a risentire maggiormente della crisi economica. Dal 2007 al 2010, infatti, il reddito mediano della classe media è calato del 7,7%, passando da 49.600 dollari nel 2007 a 45.800 dollari nel 2010. Nel medesimo arco temporale il patrimonio netto mediano è calato invece del 38,8%, diminuendo da 126.400 dollari nel 2007 a 77.300 nel 2010 (non troppo lontano dal record negativo del 1992). Ad avere influito è stato soprattutto lo scoppio della bolla immobiliare: dal settembre 2007 al settembre 2010 i prezzi delle case sono scesi del 22%. E’ vero però che negli ultimi mesi il mercato immobiliare ha evidenziato una leggera ripresa, nonostante l’economia americana risulti ferma (e a tale proposito la Fed non ha escluso interventi che possano stimolare la crescita). Sull’economia, come evidenziato da un sondaggio di Usa Today di pochi giorni fa, Mitt Romney ispira più fiducia di Obama e il candidato repubblicano ha potuto approfittare del momento per attaccare l’inquilino della Casa Bianca, reo di “non credere nella libera impresa” (Obama si era precedentemente rivolto ad alcuni imprenditori ricordando loro l’importanza del pubblico).
Mentre sono state rese note le date dei dibattiti televisivi previsti ad ottobre (il 3 ottobre all’Università di Denver e il 16 ottobre alla Hofstra University di Long Island, mentre l’11 ottobre si terrà il faccia a faccia vicepresidenziale a Danville), Romney è tornato inoltre ad attaccare il rivale sul fronte della politica estera. Secondo il candidato repubblicano (impegnato proprio in queste ore in un “tour” all’estero, iniziato peraltro con alcune gaffe a Londra), Obama è stato troppo fiacco con i nemici e troppo asservito alla Cina e ha fatto correre dei rischi ai soldati americani impegnati nei diversi teatri di guerra tagliando il budget delle spese militari. In verità qui Obama può giocarsela bene: dall’uccisione di Bin Laden ad una più responsabile diplomazia con la definizione di procedure già intraprese dall’amministrazione Bush (come il ritiro delle truppe dall’Iraq), fino a poter rivendicare una regia apparentemente celata degli ultimi avvenimenti internazionali (molti scaturiti dalla primavera araba) evitando così guerre inutili e al momento insostenibili, ma intensificando gli attacchi nelle zone ritenute nevralgiche (in particolare al confine tra Pakistan e Afghanistan).
Sul piano personale Obama si è assicurato un successo importantissimo dopo che la Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato la riforma sanitaria costituzionale (con Romney, dapprima accusato di aver promulgato qualcosa di simile ai tempi di quando era governatore, che promette un giorno sì e l’altro pure di cancellarla in caso di elezione). E in aggiunta il presidente ha dato un ulteriore “la” ad un dibattito per certi versi più ostico tra le file repubblicane, aprendo alle nozze gay durante un’intervista televisiva.
C’è poi una questione da non sottovalutare: Romney dispone di ingenti somme per la campagna elettorale (170 milioni di dollari raccolti dal repubblicano, di cui 89 direttamente dal partito; 144 a disposizione di Obama, di cui 37,5 ottenuti dai Democrats, ma con una spesa – quella del team presidenziale – superiore all’avversario).
Ecco perciò che appare evidente di quante siano le variabili da tenere sotto osservazione a circa cento giorni dal voto, con l’aggravante della crisi economica che, come già notammo a marzo, a differenza di altre occasioni renderà prioritarie agli occhi dell’elettorato le istanze interne agli Stati Uniti d’America.

 

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