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Strage di Bologna, le istituzioni ricordano

La mattina del 2 agosto del 1980, la sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna era sovraffollata di “uomini, donne, ragazzi, bambini, vecchi che – come scriveva il Resto del Carlino nell’edizione del giorno dopo, il 3 agosto – stavano partendo per le vacanze, o attendevano la coincidenza nelle sale d’aspetto attigue al ristorante”. Erano esattamente le 10:25, quando un’ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose, causando il crollo dell’ala ovest dell’edificio.
La deflagrazione, che investì anche il treno Ancona-Chiasso al momento dell’esplosione fermo in sosta al binario 1, uccise 85 persone. Oltre 200, invece, riportarono ferite più o meno gravi.
Anni di indagini e di inchieste hanno riconosciuto come esecutori materiali dell’attentato tre esponenti dell’estrema destra italiana: Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. I primi due sono stati condannati da una sentenza definitiva della Corte di Cassazione del 23 novembre 1995 all’ergastolo.
Luigi Ciavardini, invece, è stato condannato nel 2007 a 30 anni di reclusione. Tutti e tre si sono sempre dichiarati innocenti.
“L’efferatezza, la crudeltà, l’assurdità di quel gesto – ha detto oggi, a 32 anni di distanza dalla strage, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – che ha colpito cittadini inermi per perseguire un folle disegno di destabilizzazione dello Stato, rendono il ricordo un imperativo morale, direi politico, nel senso più alto del termine”.
“Rivolgo – ha proseguito il capo dello Stato nel messaggio inviato al presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, Paolo Bolognesi – il mio pensiero commosso alle ottantacinque vittime di quel vile atto terroristico e agli oltre duecento feriti, rimasti indelebilmente segnati dall’orrore di quella mattina, e sono vicino ai familiari delle vittime e dei feriti”.
“Come ebbi a dire lo scorso 9 maggio – ha concluso il presidente della Repubblica – il tener vivo, anche nelle sue forme più sofferte, il ricordo delle vittime innocenti del terrorismo consente di trasmettere e condividere il senso della libertà e della democrazia, la volontà di contribuire alla tutela dei principi e dei diritti costituzionali, da qualunque parte vengano insidiati o feriti”.
“La memoria dolorosa di quel terribile eccidio, frutto del disegno eversivo della follia terroristica nel tentativo di scardinare il nostro sistema democratico, è sempre viva nella coscienza degli italiani”, ha scritto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel messaggio inviato al sindaco di Bologna, Virginio Merola, e al Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime, Paolo Bolognesi.
Il Paese ricorda “l’atto efferato e criminale del 2 agosto 1980 come una delle pagine più buie e più tragiche della storia italiana della seconda metà del ‘900. Apprezzo ed ammiro – ha proseguito il presidente della Camera – la passione civile e la determinazione che animano la vostra azione tesa alla ricerca della verità e della giustizia”.
Invece, il presidente del Senato, Renato Schifani, ricorda l’attentato di Bologna “come una strage che ancora oggi presenta lati oscuri sui quali abbiamo il dovere di fare luce fino in fondo”.
“Rinnovo – ha proseguito Schifani – il mio affetto e la mia solidarietà ai familiari delle vittime che in questi lunghi anni, gravati dal peso di un dolore insopportabile, hanno continuato con tenacia a lottare per fare emergere tutta la verità su quel tragico evento”.
La verità sulla strage di Bologna va ricercata perché “lo dobbiamo ai familiari delle vittime, a tutti gli italiani e in particolare alle nuove generazioni, affinché – ha concluso Schifani – possano coscientemente e con rinnovato vigore stringersi attorno ai principi fondanti della nostra democrazia e della nostra Repubblica, garanzia di ciascuno e certezza di tutti”.

 

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