Il dibattito. Violenza sulle donne e collusione | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il dibattito. Violenza sulle donne e collusione

di Giuliano Castigliego

Le affermazioni di Rihanna sono solo apparentemente choc. In realtà esprimono molto bene l’ambivalenza che alcune – assolutamente non tutte – donne oggetto di violenza presentano nei confronti del partner aggressore. Da una parte la paura, spesso l’angoscia della violenza già sperimentata e dall’altra l’attrazione, scambiata per amore, per una situazione di dipendenza psicologica che può arrivare fino all’accettazione della violenza fisica, psicologica, sessuale. Questa ambivalenza si crea in realtà molto prima, già nell’infanzia perché la maggior parte delle donne vittime di violenza nel rapporto matrimoniale sono state testimoni o già vittime di violenze familiari da bambine. Non sono solo l’esperienza e l’assuefazione alla violenza a determinare conseguenze drammatiche, ma soprattutto il fatto di vivere e dunque far propria questa ambivalenza nel rapporto con il genitore generalmente il padre o i genitori. Fin da piccole queste bambine fanno la drammatica e confondente esperienza di ricevere pseudo-tenerezze e sopraffazione e violenza insieme. Spesso fanno l’esperienza di un padre aggressivo e violento (magari a tratti, in certe situazioni) e di una madre che non sa difendere sé stessa e tanto meno le bambine dalla violenza psicologica. Questo padre violento e questa madre incapace di difesa diventano spesso i genitori interni, parti fondamentali dell’identità della bambina, che per di più attribuisce a sé stessa la colpa per gli atteggiamenti dei genitori. Si sente lei cattiva e responsabile della violenza che subisce. Molto all’incirca così, in realtà in maniera molto più differenziata e felice, Dusty Miller spiega nel suo splendido Donne che si fanno male quella che lei chiama la “rimessa in atto del trauma”, la ripetizione inconscia cioè di atteggiamenti, scelte e situazioni che conducono queste donne a mettersi ancora in pericolo di subire ancora ed ancora di nuovo la violenza già subita. Visto da fuori, senza capire i meccanismi appunto inconsci che operano in queste donne è come se si “andassero a cercare” il pericolo, la violenza, il violento. Col quale appunto stabiliscono inconsciamente un rapporto di collusione, è come cioè se lo idealizzassero e lo proteggessero pur venendo da lui insultate e pestate. Si crea in tal modo un rapporto che potremmo chiamare, dal punto di vista psicologico non tanto sessuale, di tipo sado-masochistico, che porta ad accettare o almeno a tollerare violenze inaudite. Naturalmente la responsabilità e la colpa rimangono a carico dell’aggressore, che sfrutta più o meno consciamente la situazione avendo vissuto esperienze speculari. Proprio questo tipo di rapporto di collusione è così difficile da spezzare, molto più delle stesse violenze.
Proprio per questo è fondamentale mantenere sempre un atteggiamento terapeutico rispettoso della libertà della vittima e delle sue scelte, senza giudizi morali e senza imposizioni. È la vittima che deve decidere se, come e quando fare, con l’aiuto degli altri, il passo, i passi che la conducono alla liberazione. Ed è proprio la libertà che il terapeuta/ i terapeuti le lasciano – congiunta all’interesse, all’empatia ed al sostegno concreto – che aiutano la donna a ritrovare la propria libertà e a fidarsi di essa. Se il terapeuta si comporta come un liberatore non richiesto non aiuta la donna e rinforza invece l’imposizione.
Certo il messaggio di Rihanna (“lo amo ancora”) rischia di essere travisato da ragazze in difficoltà e va adeguatamente chiarito e spiegato ma è controproducente oltre che ingiusto nei suoi confronti condannarla per questo. Forse è ancora all’inizio di in lungo cammino, ma alla meta deve arrivare lei nei tempi e nei modi che deciderà. Che ovviamente non sono quelli di Hollywood, ma quelli difficili, sofferti e tortuosi della vita reale.

Giuliano Castigliego: specialista in psichiatria, FMH psichiatria e psicoterapia, libero professionista, società svizzera Balint, Accademia psicoanalitica Svizzera italiana, presidente uma.na.mente

 

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