Usa 2012. I punti deboli di Obama (e quelli di Romney) | T-Mag | il magazine di Tecnè

Usa 2012. I punti deboli di Obama (e quelli di Romney)

È l’economia il punto focale della campagna elettorale statunitense. E gli ultimi dati sul lavoro di certo non giovano il presidente uscente Barack Obama. Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, ha fatto sapere il dipartimento del Lavoro nella giornata di giovedì, sono salite durante l’ultima settimana di quattromila unità a quota 372 mila. Il dato è inferiore alle attese degli analisti che in verità attendevano in media una riduzione di 3.000 unità. La media delle quattro settimane è invece aumentata di 3.750 unità a quota 368.000. Più o meno 5,59 milioni di persone hanno ricevuto benefit statali o federali nella settimana terminata il 4 agosto, vale a dire 109.812 in meno di quella precedente. Sul tema della disoccupazione verte molto la campagna del candidato repubblicano Mitt Romney, il quale non a caso ha scelto come vice Paul Ryan (descritto da molti come il “guru” economico del partito dell’elefante). Tuttavia alcuni punti del programma di Ryan, la riforma del Medicare (l’assistenza sanitaria agli anziani) su tutte mette in difficoltà il rivale di Obama in alcuni Stati, tra cui i tre in bilico Florida, Ohio e Wisconsin. Altra questione su cui l’inquilino della Casa Bianca può incalzare lo sfidante è la politica energetica, che secondo il piano di Romney (presentato peraltro giovedì) non contempla un particolare rinvigorimento dell’utilizzo delle energie rinnovabili, semmai una parificazione con quelle tradizionali (l’accusa rivolta ad Obama è quella di avere concesso a chi opera nella green economy benefici fiscali eccessivi).
Uno sguardo rapido ai sondaggi: molto interessate è quello di recente pubblicazione condotto dal Wall Street Journal e Nbc secondo cui l’ex governatore del Massachusetts non godrebbe dei favori degli afroamericani. I quali si rivolgono in massa a sostegno di Obama (all’incirca il 94% dei consensi). Il presidente inoltre può contare sull’appoggio dei giovani under 35 e le donne, ma anche tra i latini. Romney, invece, va forte tra i bianchi e in particolare tra le persone più anziane. Sono dati che assumono una certa rilevanza se comparati, data la complessità della società americana, con lo studio del Pew Research Center che rileva come la classe media non rappresenti più la maggioranza assoluta dei cittadini statunitensi. La categoria (ritenuta tale laddove siano presenti famiglie di tre persone con un reddito compreso tra 39 mila e 118 mila dollari l’anno) annovera il 51% della popolazione, registrando un notevole calo negli ultimi 40 anni rispetto al precedente 61%. La classe ricca è salita al 20% (prima si attestava al 14%), quella povera è passata dal 25 al 29%.
Intanto sul fronte dell’economia, la Federal Reserve ha fatto sapere che è pronta ad intervenire con nuove misure di stimolo qualora la situazione non migliori. Alcuni giorni fa era arrivata la doccia gelata di Standard & Poor’s. Secondo l’agenzia di rating infatti sarebbero aumentati i rischi di una nuova recessione negli Stati Uniti.

F. G.

 

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