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Lavoro. Quanti sono gli inattivi?

Tra aprile e giugno 2012 il numero degli inattivi in età compresa tra 15 e 64 anni (dati grezzi) registra, per il quarto trimestre consecutivo, un ulteriore significativo calo su base annua (-4,9%, pari a -729.000 unità). La riduzione, diffusa a livello territoriale, è consistente nel Nord (-4,8%, – 268.000 unità) e soprattutto nel Mezzogiorno (-4,9%, pari a – 334.000 unità). In entrambi i casi interessa in misura più estesa le donne. Nel Centro il calo del numero degli inattivi è meno ampio nei valori assoluti (-127.000 unità), e anche in questo caso coinvolge soprattutto la componente femminile.
La discesa tendenziale del numero degli inattivi (15-64 anni) deriva dalla nuova forte riduzione della componente italiana (-809.000 unità), diffusa in tutte le classi di età, non compensata dall’ulteriore moderato aumento di quella straniera (+80.000 unità). Il calo della componente italiana riguarda sia gli uomini (-308.000 unità) sia, soprattutto, le donne (-501.000 unità), in particolare nel Nord e nel Mezzogiorno. La discesa del numero degli inattivi è sintesi di andamenti differenti per tipologia, con l’accrescimento dell’area dell’inattività più vicina al mercato del lavoro e la contestuale più forte discesa di quella più distante da esso. Infatti, all’aumento su base annua di quanti non hanno cercato lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (80.000 unità), e a quella degli individui che hanno cercato lavoro ma non sono disponibili a lavorare (53.000 unità), si associa l’aumento di quanti hanno cercato non attivamente un impiego e si dichiarano interessati a lavorare qualora se ne offrisse l’opportunità (44.000 unità). Per altro verso, si assiste alla notevole riduzione tendenziale di quanti non erano interessati a lavorare (-906.000 unità), che coinvolge in quattro ogni dieci casi gli individui tra 55 e 64 anni. Vi concorre presumibilmente l’impatto delle mancate uscite dall’occupazione delle persone di questa classe di età, in ragione dell’inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione.
In base ai motivi della mancata ricerca del lavoro, alla crescita dello scoraggiamento (+15,3%, pari a 221.000 unità) e dei motivi non compresi tra quelli indicati (+6,5%, pari a 102.000 unità) si contrappone la marcata riduzione su base annua degli altri motivi. In particolare, emerge la consistente flessione dei motivi familiari (-8%, pari a -197.000 unità) e soprattutto il forte calo del numero delle persone non interessate a trovare un lavoro (-14,6%, pari a -675.000 unità).
Nel secondo trimestre 2012 il tasso di inattività della popolazione tra 15 e 64 anni (dati grezzi) si attesta al 36,1%, in riduzione di 1,8 punti percentuali rispetto a un anno prima. Il risultato deriva dalla più contenuta discesa tendenziale dell’indicatore per gli uomini (dal 27% al 25,8%) e dal più sostenuto calo rilevato per le donne (dal 48,6% al 46,3%).
Nel Nord l’indicatore scende dal 31,1% del secondo trimestre 2011 al 29,6%; nel Centro passa dal 33,7% al 32,1%; nel Mezzogiorno si riduce dal 48,8% al 46,6% del secondo trimestre 2012. In questa ripartizione, il risultato riflette la contemporanea riduzione del tasso d’inattività maschile (-1,7 punti percentuali) e, per il settimo consecutivo trimestre, di quello femminile (dal 63,2% del secondo trimestre 2011 al 60,4%).
Il tasso di inattività della popolazione straniera tra 15 e 64 anni sale dal 15,3% al 17,2% per gli uomini; per le donne l’indicatore scende dal 40,7% al 39,1%.
Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni scende dal 73,8% del secondo trimestre 2011 al 71,4%. Tra gli uomini il calo è diffuso soprattutto nel Mezzogiorno (dal 73,5% al 69%); tra le donne nel Centro (78,1% al 75,7%). La discesa del numero dei giovani inattivi è per circa quattro quinti spiegata dalla contrazione di quanti indicano lo studio (o la formazione professionale) come principale ragione della mancata partecipazione al mercato del lavoro.

(fonte: Istat)

 

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