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Lo sguardo “innocente” della violenza

di Michela Morizzo

Una domenica come tante, i figli e la compagnia di una cara amica. Un’atmosfera di strano disagio che al classico “tutto bene?” si esplicita nella risposta – sì, a parte il fatto che mi sono rotta una costola – e in due occhi che comunicano più di mille parole.
Potrebbe sembrare l’incipit di un romanzo ambientato un secolo fa e invece è pura realtà del 2012. Lei, una donna in gamba, intelligente, colta, che arriva a dire “in fondo è una brava persona..”. Come si può definire una brava persona colui che fa del male alla donna che dovrebbe amare e rispettare? Mi trovo di fronte a un caso di violenza domestica e sudditanza psicologica e non so che fare. Io, che ho sempre qualcosa da dire, o da ridire, su tutto, mi ritrovo nella nebulosa delle parole.
Allora ho voluto informarmi un po’ e i dati sono agghiaccianti: In Italia, nel 2011 sono morte 127 donne, il 6,7% in più rispetto al 2010. 7 su 10 di questi delitti sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica. E nel 2012, solo fino a giugno, sono 63 le donne uccise. Inoltre, sulla base di dati raccolti nei centri di assistenza, la violenza domestica è la forma più diffusa di violenza, attestandosi al 78,21%. Ma il dato che trovo più inquietante è che solo il 18,2% delle vittime considera la violenza domestica un crimine, mentre per il 36% è un evento normale.
Un raggio di sole sembra arrivare dal testo della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, che il ministro Elsa Fornero ha firmato lunedì a Strasburgo e che riconosce, cosa mai successa prima, la violenza sulle donne come violazione dei diritti umani e forma di discriminazione. Si tratta del trattato internazionale di più ampia portata sul tema. Tra gli obiettivi emergono la prevenzione della violenza contro le donne, la protezione delle vittime e la perseguibilità penale degli aggressori.
Nel nostro paese, le leggi per tutelare le donne vittime di violenza ci sono, ma non sempre vengono applicate nel modo adeguato, soprattutto a causa delle lungaggini burocratiche e dei tempi di verifica dei fatti delle volte troppo prolungati e delle volte fatali. L’allarme arriva anche dal rapporto elaborato da Rashida Manjoo, relatore speciale sulla violenza contro le donne delle Nazioni unite che lo scorso gennaio ha effettuato una visita ufficiale in Italia, incontrando i rappresentanti delle istituzioni italiane e delle principali fondazioni e associazioni che si occupano di questo tema. Lo Stato può e deve pensare a tutti i modi possibili per tutelare le donne di oggi e quelle di domani, ma fino a che queste stesse donne del ventunesimo secolo non troveranno il vero coraggio e la forza per ribellarsi come si può parlare di lotta per l’uguaglianza e l’emancipazione completa rispetto agli uomini? Iniziamo col rispettare noi stesse e l’unicità della nostra natura, dell’essere donna appunto. E, in quanto tale, né meglio né peggio dell’uomo. Semplicemente diversa e straordinaria.

 

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