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Editoria. Torna “Il Giornale d’Italia”

Torna Il Giornale d’Italia, ma solo nell’edicola online. Testata storica fondata all’inizio del secolo scorso da Sidney Sonnino e Antonio Salandra, esponenti del partito liberale monarchico, chiusa nel 1976, ha riavviato le “rotative” sotto la direzione di Francesco Storace.
Oggi il giornale è l’organo politico de “La Destra”, ma la sua storia è intrecciata alle vicende itlaiane a doppio filo. Nel 1913 la testata era una delle più prestigiose del Paese, posizionandosi al quarto posto su scala nazionale per vendite, dopo il Corriere della Sera, Il Secolo e La Stampa. La diffusione media giornaliera si attestava sulle 130.000 copie, superando il concorrente La Tribuna e quasi doppiando Il Messaggero. Il Giornale d’Italia inventò la terza pagina, cioè introdusse su un quotidiano di attualità la cultura e un’intera pagina con la pubblicazione a puntate dei romanzi d’appendice, un’antesignana forma di coniugazione tra informazione ed intrattenimento, che ottenne una grandissimo favore nel pubblico.
Sotto l’era fascista divenne house organ del ministero degli Esteri, riportando le notizie delle battaglie del regime oltre frontiera. Passato dalla proprietà del ministero dell’Agricoltura alla vendita a Confindustria, in tempi più recenti, oggi è un vero e proprio quotidiano, ma edito solo in versione digitale. Al momento infatti la struttura e la mancata rotazione degli aggiornamenti ne fanno, più che un sito statico, un cartaceo adattato alla rete.
L’editoriale di apertura è firmato dal direttore Storace, che ribadisce l’appartenenza della testata agli uomini e ai valori di riferimento del partito, patria e famiglia e sceglie di raccontare come prima storia quella dei marò detenuti in India. Punta ad essere un quotidiano di denuncia e inchiesta sui mali della politica. Linguaggio colloquiale e molto diretto, spazio per economia, esteri, cronaca e sport.

 

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