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Il Papa apre l’Anno della Fede

di Antonio Caputo

Il manifesto che pubblicizza l’evento (la fiaccolata che partendo giovedì sera alle 19.30 da Castel Sant’Angelo, arriverà in Piazza San Pietro) di apertura dell’Anno della Fede, recita, come slogan, “La Chiesa bella del Concilio”. Ed è proprio per celebrare i cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII (Beato, di cui la Chiesa fa memoria proprio oggi, 11 ottobre), che Benedetto XVI ha indetto l’Anno della Fede, a partire da oggi e fino a domenica 24 novembre 2013, Festa di Cristo Re.
Ripercorrendo, dopo cinquanta anni, le orme del “Papa buono”, Benedetto XVI si è recato, nei giorni scorsi, a Loreto, per affidare alla Madonna tanto l’Anno della Fede, quanto il Sinodo dei Vescovi, sulla “Nuova Evangelizzazione”. A Loreto, visitando il Santuario della Casa della Vergine, il Pontefice ha parlato di accoglienza, in particolare del fatto che nessuno deve sentirsi straniero all’interno della Chiesa: “Dove abita Dio, siamo tutti a casa”, lanciando anche un monito sulla necessità del ritorno dell’uomo alla Fede “Senza Dio, l’uomo rischia di far prevalere l’egoismo sulla solidarietà, l’avere sull’essere”.
Domenica 7, dicevamo, l’apertura della 13° Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, da parte di Benedetto XVI, con la Messa solennemente concelebrata sul sagrato della Basilica di S. Pietro; il Sinodo si riunisce in Vaticano fino a fine mese (domenica 28) ed ha per tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. Prima della Messa, il Papa ha proclamato “Dottori della Chiesa” i Santi Giovanni d’Avila, spagnolo, vissuto nel ‘500, e Ildegarda di Bingen, tedesca, vissuta tra l’XI ed il XII secolo.
Tema dell’omelia (traendo spunto dal Vangelo domenicale) il matrimonio, come unione indissolubile tra uomo e donna. E qui il Pontefice ha ribadito una volta di più quanto riportato nelle Scritture: “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito”; e ancora: “Chi ripudia la propria moglie, e ne sposa un’altra, commette adulterio” e “se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Sul tema, è bene ribadirlo, non è possibile una diversa interpretazione da parte della Chiesa, vista la chiarezza lapidaria del Vangelo. E’ uno dei punti su cui le Scritture non lasciano spazio a scappatoie, tanto più che è Cristo stesso a pronunciare tali parole, quando Gli viene chiesto un parere, da parte dei Farisei, sulla liceità dell’atto di ripudio (in pratica una sorta di divorzio) permesso da Mosè al Popolo ebraico (dunque, un qualcosa in vigore, al tempo in cui avviene l’episodio narrato dai Vangeli, da circa 1300 anni: Cristo non ebbe paura di andare “fuori moda”; la Chiesa, oggi, non può che fare lo stesso).
Tornando all’Anno della Fede e al Sinodo: perché un’iniziativa sul ritorno alla Fede? Perché, al di là dell’anniversario, la Chiesa sente il bisogno di parlare all’uomo di oggi, che soprattutto in Occidente sta smarrendo la Fede (“Dobbiamo far riscoprire Dio all’Occidente” le parole del Papa domenica scorsa).
Per la verità, tale problematica non è di oggi: è da almeno quarant’anni in corso un processo di secolarizzazione della società occidentale (la data spartiacque è il 1968, ma fermenti erano in corso anche prima) e fu proprio alle prime avvisaglie di ciò, che Giovanni XXIII propose l’indizione del Concilio, per porre nella Chiesa il tema di come relazionarsi all’uomo ed alla società di oggi. All’epoca (si era in piena “Guerra Fredda”) sembravano prevalenti i temi della questione dei lavoratori e di come la Chiesa ci si dovesse relazionare, dello scontro tra i blocchi (Occidente e Comunismo) e del rischio di guerra nucleare incombente (proprio nelle settimane dell’apertura del Concilio, scoppiò la Crisi dei Missili a Cuba, sventata anche grazie all’appello alla Comunità Internazionale del “Papa Buono”), ma facevano capolino anche altri temi, come la collegialità nella Chiesa, ed anche quelli, attualissimi, eticamente sensibili. Ad affrontarli, con l’Enciclica “Humanae Vitae”, del 1968, il successore di Giovanni XXIII, ossia Paolo VI, il quale, in un’epoca per la Chiesa non meno difficile di quella di oggi, ribadì l’insegnamento ecclesiastico in materia e non ebbe paura delle contestazioni esterne, ed anche interne (numerosi Vescovi, ad esempio, espressero parere favorevole all’uso dei contraccettivi).
Ed oggi? Qual è la situazione della Chiesa a cinquant’anni dal celebre “Discorso della Luna”, con cui Giovanni XXIII aprì, al termine di un’altra fiaccolata, i lavori conciliari, portati a termine da Paolo VI, nel 1965? Emergono segnali contraddittori: la Fede si va indebolendo nel mondo occidentale; mentre, al di là delle difficoltà e delle persecuzioni (spesso passate sotto silenzio dalla grande stampa occidentale, come lo stillicidio continuo di attentati, da parte del fondamentalismo islamico a Chiese e strutture cattoliche, e cristiane in generale, in Asia ed in Africa; per non parlare delle restrizioni subite ad opera di regimi totalitari, in Cina, Nord Corea e nei Paesi Arabi), avanza nei “Paesi in via di sviluppo”. Altro segnale contraddittorio della società odierna: al decrescere (ma negli Stati Uniti, in Polonia, ed in parte in Italia, si registra una certa tenuta) della pratica religiosa, che non riguarda solo la Chiesa Cattolica (ad esempio in Germania, Gran Bretagna, nei Paesi Scandinavi, i praticanti tra i cattolici sono quasi il 10%, ma tra i protestanti non si va oltre il 2-3%; percentuali, su scala mondiale, tra il 5 ed il 10% riguardano la pratica religiosa tra Ebrei e Musulmani), decresce anche l’anticlericalismo stile otto-novecentesco; l’ateismo odierno (parliamo ovviamente di Occidente), più che di una ostilità antireligiosa, è figlio di una sostanziale indifferenza al fenomeno religioso. E’ su questo terreno, forse più pericoloso di quello dell’ostilità, che la Chiesa odierna dovrà confrontarsi per la “Nuova Evangelizzazione”.

 

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