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Quando l’arte provoca la politica

Intervista a Pep Marchegiani, tra i maggiori rappresentanti della Pop Art internazionale
di Claudia Carmenati (ha collaborato Francesca Pucci)

Pep Marchegiani nasce nel 1971 vive e lavora a Montesilvano (Pescara). E’ un artista a tutto tondo, esordisce giovanissimo come stilista nel campo della moda, dove tutt’ora vanta collaborazioni e accordi di licenze con note aziende del settore. E’ considerato uno dei maggiori rappresentanti della Pop Art internazionale. Nelle sue opere pittoriche, pittosculture e digital art, si serve dei colori per rappresentare il quotidiano e l’istituzionale, momenti e cause sociali. Ne derivano messaggi ironicamente seri che denunciano e ridicolizzano situazioni, personaggi e istituzioni. Protagonista tra il 2010 e il 2012 di mostre personali nei maggiori centri culturali italiani tra cui il Padiglione Italia della Biennale di Venezia.

La tua è indubbiamente un’arte politica, nel senso più aristotelico del termine. Le tue opere fanno discutere. In un’Italia in cui si sta perdendo la voglia di fare politica, credi che un artista possa essere parte di un “risveglio delle coscienze”?

Sono fermamente convinto che l’arte è uno strumento politico che gode del vantaggio di non essere censurabile e quindi potente ed ideale mezzo di divulgazione. Le mie opere fanno sicuramente discutere, ma sono nulla di fronte al comportamento, le gesta e quant’altro dei soggetti ritratti. Io cerco di cogliere l’attimo o se preferisce di coglierli in “flagranza di reato”. Di certo invertirei il concetto in “la politica ha perso la voglia di fare politica”. Le coscienze sono vigili e lo si scopre nei social e nei blog, l’arte potrebbe contribuire ad illustrare i pensieri di massa.

Lo stile pop nasce nel pieno del boom dei consumi, ora invece è di moda l’austerity. Credi che questa fase influenzerà il tuo modo di fare arte?

L’austerity sta alla moda come Hitler o Stalin stavano alla democrazia. Le mode si lanciano e se gradite vengono adottate e diffuse in maniera virale, l’austerity è un’imposizione, una sorta di schiavitù. La pop art nasce come fenomeno “popular” ed è necessariamente condizionata dagli eventi e dai personaggi quotidiani a prescindere dal consumismo.

Se avessi la possibilità di ritrarre dal vivo qualcuno dei protagonisti delle tue tele, chi vorresti come modello? La regina d’Inghilterra difficilmente potrebbe accettare…

Se dovessi scegliere un personaggio famoso, sembrerà strano ma vorrei come modella Madre Teresa. Sarebbe impossibile ritrarre tanta bellezza, ma l’opera non la finirei in quanto travolto dalla vita e dall’energia di questo gigante.

La Chiesa ha sempre fatto politica attraverso l’arte, l’architettura. Simboli del potere terreno, politico. Ancora oggi la curia è imbattibile nel fare lobby. Si respira tra le tue tele una forte critica al cattolicesimo, eppure vieni da una delle regioni più religiose d’Italia. E’ un rapporto di amore/odio? O un semplice spunto artistico? Se il Papa ti chiedesse una “cappella Sistina pop”, la faresti?

Credo fermamente nella libertà di fede, faccio fatica a credere ad un clero millenario, propagandistico, lussuoso ed arrogante. Certamente l’Abruzzo è una roccaforte del clero, ma ha anche una capacità di critica unica. Amo la tradizione tramandataci dalla Chiesa, apprezzo gli scritti e la cultura ed anche un certo clero, aborro la spregiudicatezza finanziaria, l’esibizionismo in tempo di crisi, il new barocco ai limiti del comprensibile con cui si sta strangolando di fronte all’opinione pubblica. Se il Papa mi chiedesse una Sistina Pop, intanto gli manderei un preventivo…

Immaginiamo che Bersani, Renzi o Grillo ti chiedessero una mano nella campagna elettorale. Chi sceglieresti e quali immagini o suggestioni visive proporresti?

Senza indugio accetterei la Cappella Sistina, applicando al Papa un forte sconto…

E in questa risposta ironica si capisce la posizione del cittadino oltre l’artista. Non cureresti la campagna elettorale di nessun candidato?

Vedo troppo grigio in giro, sia nei contenuti che nelle forme. Il motto di Renzi Adesso! è uguale a Yes, we can di Obama.

Il personaggio politico di oggi è Roberto Formigoni, si dimette o azzera la giunta, siamo in attesa. Come lo ritrarresti?

Lo vedo come un pezzo di arredamento del Pirellone, un frigorifero, un armadio, veda lei. Un armadio portato via da due rigattieri. Formigoni sta dentro la Regione da così tanto tempo che è diventato un pezzo d’arredo. Come politico vale quanto un vecchio mobile.

 

1 Commento per “Quando l’arte provoca la politica”

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