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L’impegno dell’Ue per i diritti umani

di Mirko Spadoni

Quest’anno, il premio Nobel per la Pace è stato assegnato all’Unione europea. La decisione, ha spiegato il presidente del comitato norvegese per il Nobel, Thorbjorn Jagland, è stata presa all’unanimità.
L’Unione europea, ha detto Jagland, oltre ad aver ricoperto un ruolo fondamentale nei “progressi nella pace e nella riconciliazione” non ha mai perso di vista un obiettivo in particolare, “il più importante” e “coronato da un successo”: la tutela “della democrazia e dei diritti umani”, non solo all’interno dei confini geografici e politici del Vecchio Continente, ma anche nel resto del pianeta.
Effettivamente, sotto questo punto di vista l’Unione europea non si è mai risparmiata. Fin dalla sua istituzione, valori come la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani hanno rappresentato qualcosa di più che semplici parole. Chi voleva e tuttora vuole entrar a far parte dell’Unione deve, necessariamente, esserne garante.
Ma non solo, l’Unione europea non accetta di intrattenere rapporti commerciali o di cooperazione con Paesi che non rispettano, non garantiscono uno solo di questi diritti: “Tutti gli accordi commerciali o di cooperazione con i paesi extra Ue, contengono – si legge nel sito dell’Unione europea alla voce diritti umani – una clausola che stabilisce come questi ultimi siano un principio essenziale delle relazioni tra le parti”. In caso contrario, l’Unione europea non esita ad interrompere ogni relazione ed ad imporre sanzioni, reagendo quindi con forza, ma escludendo l’interruzione della concessione di aiuti umanitari di emergenza in caso di necessità, che “non è di norma soggetto a restrizioni in caso di violazioni dei diritti umani. Gli aiuti, sotto forma di denaro, cibo, servizi o assistenza tecnica, sono erogati – spiega l’Unione europea – al solo scopo di alleviare le sofferenze umane, siano esse causate da calamità naturali o dalla cattiva amministrazione di regimi oppressivi”.
Diverse anche le iniziative intraprese per il rispetto dei diritti umani, sia al di fuori dell’Unione sia al suo interno: “Numerosi sono gli sforzi volti a combattere il razzismo, la xenofobia e altri tipi di discriminazione basati sulla religione, il genere, l’età, le disabilità o l’orientamento sessuale, con un particolare interesse per il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo e degli immigrati. L’Ue vanta una lunga tradizione di accoglienza delle persone provenienti da altri paesi alla ricerca di un lavoro o in fuga da guerre e persecuzioni”.
Ma scendiamo nello specifico esaminando, ad esempio, l’iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell’uomo (IEDDU) e che rende l’Ue una delle “forze globali per i diritti umani”.
Tale iniziativa, con una dotazione finanziaria di 1,1 miliardi di euro per il periodo 2007-2013, agisce a livello internazionale su quattro fronti:

– consolidamento delle strutture democratiche, buon governo e stato di diritto (sostegno al pluralismo politico, alla libertà di informazione e al buon funzionamento del sistema giudiziario);
– abolizione della pena di morte nei paesi dove è ancora in vigore;
– lotta alla tortura attraverso misure preventive (addestramento e formazione delle forze di polizia) e punitive (creazione di tribunali internazionali e penali);
– lotta contro il razzismo e la discriminazione assicurando il rispetto dei diritti politici e civili.

Ma l’IEDDU fa anche altro, finanziando progetti relativi alla parità tra i generi e alla tutela dell’infanzia. Sostenendo infine le azioni condotte congiuntamente dall’UE e da altre organizzazioni attive nella difesa dei diritti umani, come le Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa, il Consiglio d’Europa e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.
L’Unione europea, quindi, non solo ha reso il Vecchio Continente un luogo pacifico, ma è anche una forza attiva e “globale” nella tutela dei diritti. Un impegno, quello dell’Ue, che non conosce confini.

 

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