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In tutto ciò, come se la passa l’Italia?

di Fabio Germani e Matteo Buttaroni

Mentre i partiti affilano le armi in vista degli imminenti impegni elettorali – il centrosinistra alle prese con le primarie e qualche spruzzata di scontri interni nel Pd; il centrodestra alla ricerca dell’identità perduta – cerchiamo di fare il punto della situazione sullo stato socio-economico del Paese che, inevitabilmente, condizionerà la vita (con o senza agenda Monti) di chi sarà chiamato a governare nei prossimi anni.
Partiamo da un dato certo: si prospetta ancora difficoltoso il futuro degli italiani. A darne un’idea è il bollettino della Banca d’Italia secondo cui, almeno fino al 2014, alla crescita delle spese per i consumi non corrisponderà la crescita delle retribuzioni. Quindi stipendi sempre più bassi rispetto ai consumi sempre in crescita. Conseguenza di ciò è sicuramente il calo del reddito disponibile delle famiglie. Un calo già registrato nel secondo trimestre del 2012, pari al 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Bankitalia afferma anche che i costi del credito e i tassi applicati a banche, famiglie e imprese sono in calo, restando tuttavia superiori rispetto alla media dell’eurozona. Nonostante l’uscita della recessione, nel corso del 2013 l’Italia avrà un Pil in negativo. Nel 2012, secondo Bankitalia, il prodotto interno lordo scenderà del 2,4% nel 2012 e dello 0,7% nel 2013. Negativo anche il fronte dei titoli di Stato i quali rendimenti nel terzo trimestre sono diminuiti su tutte le scadenze. “Il calo – riporta il bollettino – si è trasmesso anche ai rendimenti delle obbligazioni delle banche e delle imprese ed è stato accompagnato da una decisa ripresa delle quotazioni azionarie”.
Guardando al mondo delle imprese, secondo una recente rilevazione di Confartigianato, circa la metà delle aziende italiane non sopravvive ai primi cinque anni di vita, sebbene l’Italia risulti al primo posto nella classifica dei Paesi ad economia avanzata con il più alto tasso di imprenditorialità. La fetta di imprese che sopravvivono ai primi cinque anni di vita è del 50,5% contro il 49,5% di quelle che non riescono proseguire l’attività. In compenso – fa sapere l’Istat – “ad agosto, al netto degli effetti stagionali, si rilevano aumenti rispetto al mese precedente sia per le importazioni (+4,4%) sia per le esportazioni (+3,9%). L’aumento dell’export è più sostenuto per le vendite verso i paesi Ue (+4,7%) rispetto ai paesi extra Ue (+2,9%). Particolarmente rilevante è l’incremento delle vendite di prodotti energetici (+8,8%) e di beni di consumo durevoli (+6,7%)”.
Nel frattempo è stato presentato dalla Caritas il Rapporto sulla povertà 2012 da cui emergono dati piuttosto eloquenti sull’attuale conformazione del tessuto sociale. Ad esempio che una maggiore tendenza all’invecchiamento – causa crisi economica – ha fatto rilevare un incremento di richiesta di aiuti ai centri Caritas da parte degli italiani rispetto agli immigrati. Negli ultimi tre anni, dunque, sono state soprattutto casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%) a rivolgersi alla Caritas.
Capitolo corruzione, per concludere questa rapida carrellata. Diverse volte abbiamo ricordato su queste pagine come la corruzione e il malcostume (in più occasioni lo ha denunciato la Corte dei Conti) siano fenomeni capaci di frenare la crescita dell’Italia. La corruzione può essere quantificata, in negativo, in circa 60 miliardi di euro. Il governo intende fare approvare il ddl in materia nel minor tempo possibile anche per rendere il nostro Paese, oltre che più competitivo, maggiormente attrattivo agli occhi degli investitori stranieri.

 

1 Commento per “In tutto ciò, come se la passa l’Italia?”

  1. […] almeno a seguirne le orme. Intanto il brutto “quarto d’ora” dell’Italia non si arresta. E le misure “brutali” varate dal governo gravano sulle tasche dei cittadini. Nelle più rosee […]

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