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Le reazioni dopo la sentenza sul terremoto in Abruzzo

La comunità scientifica, in particolare quelle statunitense e giapponese, si è detta contrariata dalla sentenza giunta lunedì che condanna a sei anni i sette membri della commissioni Grandi rischi colpevoli di non aver allertato i cittadini abruzzesi sul terremoto che si sarebbe poi verificato nell’aprile del 2009. Scienziati e geologi ritengono la sentenza troppo severa perché, proprio a causa dell’impossibilità di prevedere tempistica e portata dell’evento sismico, può risultare altrettanto fuorviante creare tensione se non addirittura allarmismo se non vi è certezza di ciò che potrebbe accadere. Sull’argomento, in occasione del terremoto che colpì l’Emilia Romagna nel mese di maggio, intervistammo il professore Doriano Castaldini il quale auspicò “una nuova classificazione” dopo gli ultimi avvenimenti.
Abbiamo raccolto le opinioni pubblicate sui giornali l’indomani della sentenza.

Sergio Rizzo, Il Corriere della Sera

Abbiamo capito perché la commissione Grandi rischi si chiama così. I Grandi rischi sono quelli che corrono i suoi componenti, come si deduce dalla sentenza che li ha condannati a sei anni di prigione per non aver previsto il devastante terremoto dell’Abruzzo. Qui non è in discussione il merito della decisione dei giudici, a proposito della quale va comunque ricordato che non esiste alcun precedente a livello mondiale. Ma le conseguenze di una tanto singolare interpretazione del concetto di giustizia non possono essere taciute.La più immediata è la delegittimazione della stessa commissione Grandi rischi, che stando a quella sentenza sarebbe formata da incompetenti assoluti. La più evidente è invece lo sconcerto planetario suscitato dalla notizia che in Italia esperti considerati responsabili della mancata previsione di un terremoto, a differenza dei loro colleghi giapponesi o americani che a casa loro non hanno evidentemente saputo fare di meglio, vengono spediti in galera per omicidio. La più preoccupante, tuttavia, è che d’ora in poi non ci sarà uno scienziato disposto a far parte di quella commissione, sapendo di poter andare incontro a pesantissime condanne penali per non aver indovinato il verificarsi di una scossa catastrofica […].

Stefano Cappellini, Il Messaggero

[…] Delle due l’una: o i condannati erano in grado di prevedere il terremoto, e in tal caso le pene comminate sarebbero fin troppo miti, oppure non erano in grado – loro come tutti gli esseri umani – e in tal caso non si vede quali «avvertimenti» avrebbero potuto offrire agli aquilani.
Comprendiamo bene il dolore di chi è stato devastato dal lutto, ma l’intera comunità scientifica – con l’esclusione di pochi personaggi in cerca di pubblicità – conferma che non era sufficiente il lungo sciame sismico che aveva flagellato l’Abruzzo per stabilire l’imminenza di una grande scossa.
Del resto, la caratteristica che accomuna tutti i teorici della prevedibilità dei terremoti, compresi i sedicenti profeti in prima persona, è di essere lestissimi a puntare l’indice a disastri avvenuti ma di essere meno loquaci quando si tratta di anticipare luogo, ora e intensità del sisma […].

Mario Tozzi, La Stampa

[…] Questa sentenza ci dice che sì, i terremoti italiani sono prevedibili e che si farebbe bene a evacuare intere regioni anche per minimi allarmi. E un domani non fossero disponibili quei testoni di scienziati ci si potrebbe affidare a santoni e divinatori, ché tanto nel paese abbondano. Ci dice altresì che i giudici italiani non hanno un’idea neppure pallida e lontana di cosa sia un terremoto da un punto di vista fisico e credono che si tratti di un fenomeno gestibile come il tempo di domani. Ci dice infine che è inutile fare prevenzione, costruire meglio e rinforzare quanto già esiste: non sfiora la mente dei nostri che un terremoto di magnitudo 6,3 Richter in un paese moderno non dovrebbe far crollare neppure un cornicione e che dunque è tutto l’anno che ci si dovrebbe dare da fare, non solo nel corso di uno sciame sismico perché comunque in quel momento è troppo tardi. Ci dice, infine, che da domani il territorio italiano, che è a rischio sismico al 50% (con punte del 100% in Calabria per esempio), va immediatamente militarizzato perché la popolazione deve essere pronta a evacuazioni ogni volta che si presentino condizioni simili a quelle aquilane. E che nessun esperto si prenderà mai più la responsabilità di guardare con obiettività i dati: sarà comunque obbligato a un allarme che almeno tenga lontano il carcere […].

Stefano Rodotà, La Repubblica

[…] La condanna è stata pronunciata per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali, con riferimento al fatto che la Commissione avrebbe dato informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità della situazione dopo le scosse che si erano registrate nei mesi precedenti al terremoto del 6 aprile 2009. Il punto chiave, allora, diventa quello delle modalità delle informazioni fornite e del modo in cui queste erano state elaborate. Un processo alla scienza, la porta aperta a qualsiasi ciarlatano che lancia allarmi senza un adeguato fondamento? La risposta è affidata alle motivazioni della sentenza, anche se gli elementi disponibili, messi in evidenza dalla requisitoria del pubblico ministero, orienterebbero le valutazioni piuttosto verso la frettolosità del lavoro della Commissione, le modalità del comunicato diramato alla fine della veloce riunione, la dichiarata volontà dell’allora responsabile della Protezione civile di utilizzare la Commissione per rassicurare la popolazione di fronte a un allarme ritenuto ingiustificato.
Così delimitata la materia del giudizio, non sarebbe la scienza ad essere sotto accusa, ma i comportamenti specifici delle persone riunite d’urgenza in quella mattinata, di chi ha scritto il comunicato, di chi guidava la Protezione civile. Questa precisazione, tuttavia, non sarebbe sufficiente se si concludesse in modo sbrigativo che il rischio terremoto sfugge alla possibilità scientifica della previsione, sì che ricercare responsabilità individuali sarebbe una forzatura […].

 

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