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Per fermare il declino della politica serve più concorrenza

Oscar Giannino: "Noi vogliamo esserci alle prossime elezioni"
di Fabio Ferri

«La crisi è colpa delle Fondazioni bancarie» a dirlo non è un sindacalista della Cgil dal palco di San Giovanni a Roma, ma Michele Boldrin uno dei firmatari dei manifesto di Fermare il Declino. Movimento d’ispirazione liberale e liberista che il 20 ottobre ha sciolto le riserve riguardo alla sua partecipazione alle prossime elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia (il che vuol dire a quelle nazionali). Più volte Oscar Giannino, ispiratore di Fermare il Declino, aveva glissato su una possibile scesa in campo nell’agone politico. Oggi è tutto chiaro, e più che scendere sembrano essere saliti in cattedra, visto anche l’alto profilo della maggior parte dei firmatari. Meno tasse, meno spesa, meno debito: questo il mantra o meglio lo slogan che campeggia nel Teatro Quirino di Roma, quasi pieno per la presentazione della sezione regionale del movimento. Inizialmente gli organizzatori avevano puntato sul Teatro Olimpico, più spazioso, che però era stato precedentemente richiesto, e poi non più utilizzato, dal sindaco Gianni Alemanno.
A capitar lì per caso, senza sapere qual era il profilo degli oratori, si poteva pensare che fosse una sezione separata della Fiom, visto che a non molta distanza nello stesso giorno la Cgil aveva organizzato una manifestazione. Con i temi economici a farla da padrone, criticando duramente l’attuale classe politica e manageriale colpevole di aver mantenuto, e fatto crescere, un sistema di rapporti clientelare e dispendioso. C’era chi chiedeva alla politica maggiore trasparenza e concorrenza, idee strettamente legate tra loro che sono ancelle del libero mercato. Non viene evocato nessun conflitto generazionale dal palco, e in platea anziani e navigati signori sono seduti di fianco a ventenni e trentenni. Perché il problema che attanaglia Alberto Pera, avvocato (su un palco di economisti) tra i responsabili del Lazio, è «chi pagherà la mia pensione, e se mio figlio sarà in grado di essere valorizzato nel suo lavoro». Due facce della stessa medaglia, che lo hanno convinto a metterci la faccia. Tra i giovani per parlare di merito, questo sconosciuto nel Belpaese, c’era Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni, think tank liberale. Stagnaro punta il pugno su un concetto preciso: liberalizzazione, anche politica, vuole dire trasparenza. Rimarca il concetto, Alessandro De Nicola «In Italia non c’è una cultura che accetti il merito, il mercato è fatto per i figli di nessuno».

Distrattamente si potrebbe pensare ad una propaggine pro-Monti. Non è proprio così, visto che gli attacchi principali sono contro tasse, e alcune scelte dell’attuale governo. A tal proposito sempre De Nicola: «Le tasse sono depressive: ma quando sono stupide, anche se fatte da un governo tecnico, sono devastanti». Il riferimento è alla tassazione alle navi e aerei di lusso, che a fronte di incassi per l’erario minore alle aspettative, hanno ridotto di molto l’economia di un indotto legato a porti, equipaggi, approdi, crociere e voli turistici. Insomma parafrasando Montanelli sulla gioventù: si può dire che se uno prende decisioni bischere sull’economia, lo fa anche se è tecnico. Nonostante l’approccio tecnico, o se volete, competente all’economia, tema come non mai in primo piano in politica, sembra che una risposta dall’opinione pubblica ci sia stata. Finora sono state circa 30 mila le adesioni al manifesto del Movimento, 10 punti, istruzioni per l’uso, per fermare il declino e far ripartire un intero Paese, dall’economia ai diritti. Non è mancata la cosiddetta “società civile”: non 13enni ma simpatizzanti del movimento, che hanno raccontato le ragioni di questa simpatia. Dall’ortopedico che chiede come vengano oggi scelti i primari negli ospedali italiani, all’imprenditrice che paragona (e spera che sia così) il movimento ad una lampadina al led: più efficiente e che consuma di meno di quelle al tungsteno (cioè la vecchia politica). Quello che viene fuori è un investimento di fiducia su Giannino & Co. (in molti si sono avvicinati a “FiD” proprio grazie a lui e alla trasmissione mattutina che conduce su Radio 24). Ma cambiare classe politica non necessariamente significa migliorare, e Luigi Zingales, altro promotore del Movimento, lo dice chiaramente che i politici venuti alla ribalta dopo tangentopoli, per quanto possibile si sono rivelati peggiori di quelli precedenti.

Zingales, professore all’Università di Chicago spiega che «la parola faccendiere non si traduce in inglese, perché non è un mestiere, a Roma invece lo è, e l’ha creato la politica. La concorrenza elimina il clientelismo: è un disinfettante che può pulire questo Paese dalla corruzione». Il vero problema per lui è però un altro. «Sono qui perché ho paura della rivoluzione» fatta con i forconi, portata avanti da un populismo alla Beppe Grillo. «Abbiamo bisogno di una rivoluzione democratica, altrimenti ce ne sarà una che non lo sarà». Il nodo gordiano da sciogliere per Zingales, che più volte ha affrontato la questione in altre sedi, è quella delle Fondazioni bancarie, casseforti del vero potere economico-politico in Italia. La combinazione è nelle mani di poche centinaia di persone, sempre le stesse «residui del Pentapartito». Una mattinata tutta dedicata all’attacco: dei poteri forti (Fondazioni bancarie), della classe politica (incapace e nepotista), del governo (tasse e solo tasse), il più delle volte con numeri alla mano, e con storie reali. La questione è che se la critica non viene accompagnata dalla proposta diventa sterile. E alla domanda: allora Fermare il Declino parteciperà alle elezioni risponde direttamente la punta d’attacco: Oscar Giannino. «Chi non ci sarà nel Lazio e in Lombardia, non ci sarà neppure nelle elezioni politiche. Noi vogliamo esserci». Il guanto è gettato, e forse è presto per parlare di alleanze, che sicuramente rientreranno in una strategia. Si punta a conquistare la fiducia del terzo settore, dei cattolici (senza per questo chiedere il permesso al Vaticano) insomma «non si tratta di rifare la Dc» dice Giannino. Ma è il centro, quell’ipotetico spazio virtual-elettorale, che vorrebbe presidiare Fermare, in concorrenza con l’Udc. Di sicuro Italia Futura di Montezemolo sarà un alleato, la presenza in platea di un esponente di spicco di Fli, Benedetto Della Vedova, può far pensare per ora al massimo ad una simpatia. Al di là delle bordate verso il governo in carica, soprattutto verso i metodi draconiani adottati dalla Ragioneria dello Stato, il Presidente del Consiglio sembrerebbe un possibile (per l’ennesima volta) candidato. «Monti ha ridato credibilità all’Italia in Europa e all’estero – dice Giannino – ma è difficile difendere la legge di stabilità. Monti potrebbe andar bene, ma con un’agenda diversa, anche perché preferisco i governi eletti». Di Renzi, il giornalista di Radio24 dice che avuto il coraggio di prendere un problema in mano. Di Berlusconi invece che è un caso umano, in riferimento alle sue dichiarazioni sul fiscal compact, approvate dal precedente governo e smentite dall’ex premier che chiede alla Germania di fare un passo indietro. Giannino sostiene di non voler fare un partito di plastica come il centrodestra, e neppure fomentare il populismo alla Beppe Grillo, che se finisse in Parlamento, con i falliti della politica «arriva di corsa il Fondo Monetario Internazionale, perché la Germania non può permettersi che l’Italia faccia deflagrare l’euro». Quanti voti potrebbe intercettare credibilmente FiD è difficile per ora capire. «Alle elezioni del 2008 – conta Giannino – hanno votato 38 milioni di persone, mentre oggi i sondaggi registrano che solo 24 milioni di elettori indicano per chi votare». Gli sfiduciati, indecisi se andare o meno a votare, sarebbero allora circa 14 milioni. Sfasciare l’attuale sistema di poteri, rimanendo in Europa, riducendo le tasse e la burocrazia: questo il loro programma per battere la concorrenza politica. Che per realizzarsi si dovrà incontrare con la domanda di cambiamento e riforma degli elettori. La moneta di scambio è però una sola: la fiducia dei cittadini più che quella dei mercati.

 

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