MedFilm Festival 2012, un viaggio per il Mediterraneo | T-Mag | il magazine di Tecnè

MedFilm Festival 2012, un viaggio per il Mediterraneo

di Fabio Francesca

Il più antico festival cinematografico di Roma diventa maggiorenne, ma non per questo perde le sue peculiarità e caratteristiche. Come ogni anno ci propone un viaggio cinematografico e culturale attraverso il Mare Nostrum alla scoperta delle differenze, ma soprattutto di ciò che ci unisce, con i nostri vicini di sponda. Un percorso tra Nord e Sud, tra Oriente e Occidente, dove il cinema si fa tramite di identità, storie e immaginari.
1° tappa Marocco: In un piccolo paese costiero del Marocco, una donna con due bambini aspetta una traccia dell’arrivo del marito, partito emigrante verso la Spagna. Questa è la semplice trama di Boiling dreams (Shi ghadi shi jay) di Hakim Belabbes. Una diversa rappresentazione del dramma dell’emigrazione clandestina, che non ci mostra né il drammatico viaggio né l’angherie e i disagi dell’arrivo nella nuova patria occidentale, ma il lento vivere di chi aspetta nella terra natia. Uno spaccato di quotidianità del Marocco, dove ogni evento della giornata è scandito dall’ansia e dal desiderio di un insperato ritorno.
2° tappa Teheran: E’ una Teheran diversa quella che ci mostra Ali Mosaffa in The Last Step (Peleh Akhar). E’una Teheran che potrebbe essere qualunque altra città del mondo occidentale. Non c’è traccia dell’Islam, dei guardiani della rivoluzione, non si parla della condizione drammatica della donna in questa Teheran. E’ la Teheran della vita di una benestante famiglia alto borghese, dove lei è un’attrice di successo, lui un ingegnere edile con Suv e la terza punta del triangolo un medico che ha studiato in Germania. Una semplice e intensa storia d’amore, che se non fosse per il velo portato con eleganza dalla sempre splendida Leila Hatami, potrebbe svolgersi nella Hong Kong di Wong Kar-wai o nella Parigi di François Truffaut. Ecco è anche questa il volto di Teheran che ci piace conoscere.
3° tappa Turchia: Il paesaggio anatolico brullo, arido, mesmerizzante, metaforico. Troppi i significati che assume lo scenario turco da quando Nuri Bilge Ceylan ha iniziato a filmarlo e portarlo in mostra ai festival europei. Su questa scia si pone Emin Alper in Beyond the Hill (Tepenin ardi) nel porre di fronte a noi un mondo di maschi violenti e distanti, minacciati da un pericolo invisibile, e forse inesistente.
4° tappa Belgrado: Un film di coproduzione serba, croata, macedone e slovena è già un evento di per se. Me sa la storia ruota intorno all’organizzazione del Gay Pride nella capitale serba lo è ancora di più, e se i protagonisti sono degli ex nemici\eroi di guerra (un serbo, un bosniaco, uno croato e un kosovaro albanese) tutto ciò lo rendono unico. The Parade (Parada) di Srdjan Dragojevic è un film che parla di uguaglianza e amicizia, tutto quello che i martoriati stati balcanici hanno ancora bisogno.
Il viaggi prosegue per la nave del MEDFILMFESTIVAL per altri lidi e con altri approdi.

 

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