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Pmi: una risposta strategica alla crisi

La Confesercenti ha recentemente rilevato che nel terzo trimestre dell’anno il saldo iscrizioni-cessazioni è ancora positivo, ma è più che dimezzato rispetto al dato di giugno. In totale, per farla breve, nei nove mesi di quest’anno hanno chiuso i battenti 279 mila imprese e il saldo positivo si è ridotto a 19.984 in tutto il periodo. Allo stesso modo, la Cgia di Mestre ha osservato che nel secondo semestre si rischia di perdere 202 mila posti di lavoro. Di questi, ben 172.000 sono in forza tra le piccole e medie imprese. “Rispetto al secondo trimestre del 2012 – sostiene la Cgia –, nella seconda parte dell’anno corriamo il rischio di ritrovarci con 202.000 occupati in meno. Se teniamo conto che circa 30.000 esuberi sono riconducibili ad addetti occupati nelle grandi aziende che hanno aperto un tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico, gli altri 172.000 sono alle dipendenze delle piccole e medie imprese”.
Eppure le Pmi rappresentano a tutt’oggi circa il 90% del Pil. Cosa fare per tornare a valorizzare quello che che può essere considerato un patrimonio del sistema Paese? Se ne è discusso alla Camera in questi giorni, il 22 e 23 ottobre, agli eventi organizzati da C.o.m.p.i.e. (Confederazione medie e piccole imprese europee) e dall’Associazione Amicizia parlamentare Italia-Argentina.
Due le proposte, in sostanza. E solo in apparenza diametralmente opposte. Da un lato ripartire dal territorio e dalla valorizzazione delle sue risorse e peculiarità “è certamente la strada da percorrere per accelerare il processo di ripresa economica e per favorire lo sviluppo della microimpresa, vera ricchezza del Paese, unitamente ad uno stato sociale più equo e semplificato, partecipato e partecipativo, che veda le istituzioni e le imprese condividere i presupposti necessari per una comune ripresa e crescita socio-economica”. Dall’altro lato rilanciare contemporaneamente l’internalizzazione delle Pmi.
Il presupposto di base è che il made in Italy ha raggiunto sul mercato mondiale un posizionamento di grande rilevanza e prestigio in virtù di prodotti di alta qualità ricercati in ogni dove e di capacità logistiche e strutturali eccellenti. Questa consapevolezza – è stato ulteriormente auspicato – dovrà spingere le imprese a considerare il processo di esportazione come un’opportunità per fronteggiare l’attuale crisi economica.
In altri termini: rete d’imprese in Italia e all’estero, imprenditoria italiana all’estero come piattaforma d’appoggio per il posizionamento delle Pmi italiane sui mercati esteri, presenza di un gruppo di parlamentari eletti all’estero in grado di coinvolgere le comunità italiane e incoraggiare le sinergie possibili tra l’imprenditoria nazionale e quella creata dai connazionali fuori dal nostro territorio. Sono questi, in soldoni, i temi di grande importanza strategica nell’azione di contrasto all’attuale fase congiunturale. Fermo restando che la cultura dell’internazionalizzazione delle Pmi, in Italia, non è ancora sufficientemente diffusa.

 

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