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Imprese, il divario tra Nord e Sud

di Matteo Buttaroni

La forte recessione che ha colpito l’Italia ha fatto ci che il divario tra Nord e Sud risulti ancora in aumento e naturalmente a discapito del meridione. L’indagine, condotta da OBI-Osservatorio Regionale Banche – Imprese di Economia e Finanza, e da SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno su un campione di imprese operanti nei settori manifatturiero, ICT, delle costruzioni e del turismo, ha evidenziato il differenziale tra i risultati economici registrate dalle imprese nelle varie aree territoriali del Paese. Ed è proprio da questi risultati che si evince la particolare difficoltà del sistema produttivo meridionale. Una prima reazione delle imprese meridionali a queste difficoltà è stata una consistente riduzione del personale dipendente, superiore a quanto osservato nelle altre aree del Paese.
Il rallentamento della crescita italiana è evidente in quanto, spiega il rapporto, “le imprese italiane non sono riuscite a recuperare i livelli produttivi precedenti alla crisi del 2008-2009 ed ora si trovano a dover affrontare una nuova fase recessiva iniziata nel secondo semestre del 2011”.
Nel settore manifatturiero meridionale il 35,2% delle imprese presenta un fatturato in diminuzione mentre solo il 24% ha un fatturato in aumento. Questo vuol dire che il saldo è in negativo dell’11,2% contro il saldo in positivo del Nord-Ovest, pari al 9,7%.
Per quanto riguarda il settore dell costruzioni il divario tra il Sud e le medie nazionali non risulta essere così ampio: i risultati sono infatti “peggiori rispetto al Nord ma migliori rispetto al Centro. Il saldo del Mezzogiorno è stato infatti di -24,5% contro il -20,5% del Nord Ovest, il -12,6% del Nord Est ed il -28% del Centro”.
“Situazione analoga – si legge nel rapporto – se guardiamo al fatturato medio che è sceso del 9,8% nel meridione, in misura più contenuta al Centro e nel Nord Est, rispettivamente del 9,5% e del 2,9%, ma di oltre il 10% nel Nord Ovest”.
Dando uno sguardo alle indagini precedenti si capisce che il meridione, in termini di fatturato, colleziona risultati negativi dal 2009, in tutti i settori analizzati e senza alcuna controtendenza. Per quanto riguarda il settore ICT ed il settore turistico nell’ultimo i risultati sarebbero addirittura peggiorati.
A confermare la situazione negativa del Sud Italia anche il calo degli ordinativi ed in particolare quelli relativi al settore delle costruzioni. E’ infatti il 40% delle imprese che afferma di aver registrato una diminuzione degli ordini. Complice di questo calo soprattutto il calo di gare d’appalto: in questo caso la contrazione è stato però più forte al Nord Oves con un calo del 30% contro il 20% del Meridione.
La situazione difficile italiana e in particolare del Meridione incide sicuramente sulla deindustrializzazione delle aree territoriali e, di conseguenza, sui dati occupazionali.
“I dati SVIMEZ – si apprende ancora – confermano pienamente le difficoltà dell’industria meridionale: tra il 2008 ed il 2010 infatti il settore manifatturiero meridionale ha perso circa 130000 posti di lavoro, il 15% dell’occupazione totale del settore.
Per quanto riguarda l’età degli occupati, la maggior parte delle imprese dichiara una media compresa tra i 35 ed i 50 anni. Il dato appare comune a tutti i settori e, con poche eccezioni, alle quattro aree territoriali. Sempre a livello nazionale, appare piuttosto bassa la percentuale di imprese con un’età media degli occupati inferiore ai 35 anni, soprattutto nel settore manifatturiero (7,8%). Ciò può essere spiegato dalla modifica dei requisiti per accedere alle pensioni, in particolare dal progressivo innalzamento dell’età pensionabile, e dalla crisi economica che ha avuto effetti devastanti sull’occupazione giovanile. L’ISTAT rileva infatti una netta diminuzione di occupati appartenenti alle classi di età più giovani, a fronte di un incremento degli occupati con almeno 50 anni. Non sono certo dati confortanti per i giovani italiani, cioè per la maggior risorsa in termini di capitale umano del nostro Paese.
In questo contesto nazionale il Mezzogiorno si colloca con valori non molto distanti dalle medie nazionali. Un dato positivo per l’occupazione giovanile viene però dal settore manifatturiero dove una percentuale di imprese meridionali decisamente superiore alla media nazionale (18,3% contro il 7,8%) dichiara un’età media degli occupati inferiore ai 35 anni”.
Per quanto riguarda invece il livello d’istruzione dei dipendenti “le imprese italiane non sembrano puntare molto su lavoratori in possesso di un elevato titolo di studio”. In tutto il Paese infatti la prevalenza delle imprese dichiara che nessun dipendente, o al massimo il 10% dei propri dipendenti, è in possesso di una laurea. “E’ questo il caso dell’80% delle imprese manifatturiere, del 91,3% delle imprese costruttrici e dell’81,6% delle imprese turistiche. Nel settore ICT la percentuale risulta inferiore, visto il più elevato contenuto tecnologico dell’attività, ma comunque elevato (42,2%). Anche rispetto all’istruzione dei dipendenti le imprese meridionali non presentano particolari specificità rispetto al resto del Paese”.
Evidenziando i tassi occupazionali nel rapporto si legge che “il settore delle costruzioni ed il settore turistico hanno subito le maggiori perdite: in entrambi i settori si è assistito ad una sensibile contrazione dell’occupazione media, rispettivamente del 4,1% e del 3,1%, e ad una elevata percentuale di imprese che hanno effettuato riduzioni di organico, il 18,5% ed il 23%” e proprio il Mezzogiorno è l’area ad aver subito perdite più sostanziali”.

 

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