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“La poca lungimiranza gestionale della classe imprenditrice”

di Mirko Spadoni

La crisi economica non fa sconti. Le aziende, tutte, e in ogni settore produttivo e in ogni parte del Paese, vedono la propria situazione finanziaria peggiorata rispetto allo scorso anno.
Almeno stando a quanto emerge dall’indagine, condotta da OBI-Osservatorio Regionale Banche – Imprese di Economia e Finanza, e da SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno su un campione di imprese operanti nei settori manifatturiero, ICT, delle costruzioni e del turismo.
Molte, infatti, sono le aziende che dichiarano un peggioramento delle proprie condizioni economiche-finanziarie rispetto al 2010.
Situazioni “particolarmente critiche” si registrano nel settore manifatturiero (-31,9%) e delle costruzioni (-27,8%).
“Nel settore manifatturiero – si legge nel rapporto – appena il 6,2% delle imprese intervistate dichiara una situazione finanziaria in miglioramento a fronte di un 32% che dichiara un peggioramento. Anche le imprese turistiche meridionali mostrano valori allarmanti: oltre la metà lamenta una situazione finanziaria in peggioramento ed il saldo negativo (-44,2%) supera ampiamente la media nazionale (- 31,9%). Nelle costruzioni, infine, il peggioramento della situazione finanziaria riguarda con intensità simile tutte le aree geografiche”.
Ad incidere fortemente sul peggioramento della situazione finanziaria delle aziende hanno contribuito diversi fattori, alcuni dei quali “comuni a tutti i settori produttivi ed alle diverse aree geografiche del Paese”: il rallentamento della domanda finale, l’allungamento dei tempi di pagamento e l’incremento dei costi fissi sul totale dei costi di produzioni. Ciò è particolarmente vero nel settore manifatturiero ed è collegato alla capacità produttiva che, come rileva il rapporto, molte imprese hanno giudicato sovra-dimensionata rispetto alla domande finale. “Tale causa viene indicata anche da diverse imprese turistiche per le quali è una diretta conseguenza del sottoutilizzo della capacità ricettiva”.
La difficile situazione finanziaria “si ripercuote gioco forza sulle scelte strategiche delle imprese ed in particolare sulle politiche di investimento”. Ad investire sempre meno sono soprattutto le imprese del meridione. “Nel settore manifatturiero – rileva la ricerca – il ritardo delle imprese meridionali risulta particolarmente evidente nei confronti delle imprese del Nord Ovest, dove una quota del 33,6% dichiara di aver effettuato investimenti contro un valore del Mezzogiorno del 23,6%. In aggiunta, le imprese del Nord Ovest dedicano anche maggiori risorse agli investimenti, circa il 15% del fatturato contro il 10,6% delle imprese meridionali. Il divario con le imprese del Nord Ovest è ampio anche nel settore dei servizi avanzati, dove supera il 7%”.
In controtendenza, le imprese meridionali impegnate nel settore dell’ICT con il 32,6% che ha deciso di ampliare gli investimenti.
Più in generale, gli interventi connessi agli investimenti programmati ed attuati dalle imprese riguardano soprattutto il rinnovo dei locali e delle attrezzature. Tuttavia, questo tipo di investimento, sostiene chi ha condotto l’indagine, è di tipo “difensivo” e “non il frutto di una strategia mirata ad ottenere un recupero di competitività strutturale ed una posizione di vantaggio sui mercati finali”.
Quest’ultima “carenza” probabilmente dipende dal timore di un ritorno economico non adeguato degli investimenti, dovuto, ancora una volta, alla debolezza della domanda finale. “Tuttavia, ciò è anche sintomo di poca lungimiranza gestionale della classe imprenditrice e dirigenziale che in questo modo rinuncia a migliorare la competitività strutturale della propria impresa”.
Le aziende puntano ad aumentare la produttività interna e al contenimento dei costi. Poche le imprese che, invece, investono in strategie di espansione e di aggressione dei mercati esterni (strategie che, spiega chi ha stilato il rapporto, hanno come finalità l’incremento dei volumi di vendita e dei ricavi che, a causa della debole dinamica dei consumi, potrebbero risultare di difficile realizzazione).
Il 2011 è stato quindi un anno difficile per le imprese italiane e stando alle previsioni contenute nel rapporto si prospetta un 2012 altrettanto complesso: le previsioni indicano infatti un ulteriore contrazione degli investimenti, soprattutto nel settore delle costruzioni e nel settore ICT dove la percentuale di imprese investitrici crolla rispettivamente dal 13,8% al 5,2% e dal 22,9% al 9%.

 

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