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“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”

di Mirko Spadoni

disabili_dirittiScritte, nere su bianco, ci sono frasi che richiamano spesso la nostra attenzione. Lo fanno perché enunciano principi a cui dobbiamo ispirarci nella vita di tutti i giorni. E in vista della Giornata internazionale delle persone con disabilità, che si celebrerà il 3 dicembre prossimo, diviene necessario ricordarne alcune. Perché la Costituzione italiana ci ricorda che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Per la Repubblica italiana le differenze etniche, politiche, religiose e sociali non possono rappresentare fattori discriminanti. Men che meno la disabilità. Un problema trasversale a tutti gli Stati, che hanno così deciso di sottoscrivere la convenzione delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità, approvata dall’Assemblea Onu nel dicembre del 2006 e ratificata anche dal Parlamento italiano nel febbraio del 2009, diventando così legge dello Stato, e dall’Unione europea poi (dicembre 2010). Scopo della Convenzione: “Promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità” (art.1).
Ma la Convenzione sancisce anche “il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone; la non discriminazione; la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società; il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa; la parità di opportunità; l’accessibilità; la parità tra uomini e donne; il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità” (art. 3).
“Accrescere il rispetto per i diritti e la dignità delle persone con disabilità; combattere gli stereotipi, i pregiudizi e le pratiche dannose concernenti le persone con disabilità, compresi quelli fondati sul sesso e l’età, in tutti gli ambiti; promuovere la consapevolezza delle capacità e i contributi delle persone con disabilità” (art. 8).
A volte, troppe forse, la disabilità diviene un muro che si frappone tra chi ne è affetto e i suoi obiettivi, un ostacolo che impedisce agli individui “di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita”. E così “gli Stati Parti – si legge nell’articolo 9 – adottano misure adeguate a garantire alle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o forniti al pubblico, sia nelle aree urbane che in quelle rurali”.
Questi sono solo alcuni degli articoli di una Convenzione, quella sottoscritta dall’Assemblea delle Nazioni Unite, che deve essere una linea guida nella nostra quotidianità e non semplicemente una dichiarazione d’intenti.

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