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Gli stranieri che trainano l’imprenditoria

fruttivendolo-stranieroSecondo l’Istat sono 4.387.721 gli stranieri residenti legalmente in Italia, Un numero pari al 7,3% della popolazione totale. Nel loro complesso “gli stranieri dichiarano al fisco 43,6 miliardi di euro, pari quindi al 5,4% del totale delle dichiarazioni dei redditi. Questo vuol dire che pagano 6,5 miliardi di euro di Irpef, una cifra questa pari al 4,3% del totale”.
In media gli stranieri dichiarano 12.880 euro, 6.780 in meno rispetto alla media degli italiani, e nella maggior parte dei casi si tratta di redditi da lavoro dipendente. Nel 2011 gli stranieri che lavorano regolarmente in Italia hanno pagato 2.937 euro a testa di Irpef.
Ben 379.584 stranieri sono titolari di un’impresa in Italia, una categoria, secondo il Censis, cresciuta del 16,5% tra il 2009 ed il 2012 e del 4,4% nell’ultimo anno e che ad oggi rappresenta l’11,7% dell’imprenditoria totale del nostro Paese.
Quella con a capo uno straniero è un’imprenditoria concentrata soprattutto nel settore delle costruzioni, nel 21,2% dei casi, e nel commercio al dettaglio, nel 20%. Al contrario dei negozi italiani che, colpiti dalla crisi che pervade la nostra economia, sono diminuiti del 3,3%, quelli stranieri sono cresciuti del 21,3% per quanto riguarda quelli al dettaglio e del 9,1% nel settore all’ingrosso. Più in particolare, i negozi di stranieri per la vendita finale al consumatore sono 120.626 mentre quelli per la vendita di prodotti in grandi quantità sono 21.440.
Oltre 40 mila negozi sono gestiti da marocchini e oltre 12 mila da cinesi. Gli oltre 85 mila titolari stranieri di aziende danno lavoro a quasi tre milioni di italiani.
“Si registra – spiega il Censis nel Rapporto sulla situazione sociale del Paese – una sempre più attiva responsabilità imprenditoriale femminile (nell’agroalimentare, nel turismo, nel terziario di relazione), l’iniziativa degli stranieri, la presa in carico di impulsi imprenditoriali da parte del territorio, la dinamicità delle centinaia di migliaia di italiani che studiano e/o lavorano all’estero (sono più di un milione le famiglie che hanno almeno un proprio componente in tale condizione) e che possono contribuire al formarsi di una Italia attiva nella grande platea della globalizzazione. Gli immigrati volano  sulle ali dell’impresa. Nonostante non manchino fenomeni di irregolarità e circoscritte violazioni delle norme di sicurezza, l’impresa immigrata è ormai una realtà vasta e significativa nel nostro Paese”.
Una realtà così vasta, spiega invece il Sole 24 Ore, che rappresenta l’11,2% del Prodotto interno lordo italiano, per un totale di 200 miliardi di euro e che versa alle casse dell’Inps una cifra pari a 10 miliardi di euro l’anno.

 

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