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Zalone e classici restaurati, il traino del cinema

di Giampiero Francesca

checco_zaloneGiubilo ed entusiasmo. Il cinema italiano è finalmente risorto. Dopo anni di anonimato, di sale sempre più vuote, pellicole (dipinte come) modeste, previsioni nefaste e pessimiste, il trionfo ai Golden Globe di Paolo Sorrentino, con la sua La grande bellezza, e l’uscita dei dati Cinetel sul mercato cinematografico, nettamente positivi, hanno prodotto un clamoroso rovesciamento dei giudizi degli opinion leader e degli addetti ai lavori. Gli stessi che pochi mesi fa preannunciavano la morte della settima arte nel nostro paese oggi brindano al trionfo. L’apocalisse preannunciata era però più figlia della vis polemica di accesi analisti che della reale condizione del nostro sistema cinematografico, così come il boom oggi decantato appare più il frutto di analisi superficiali e, a volte, faziose, che di un reale cambiamento di rotta. Questo non vuol dire negare il buon andamento, nel 2013, del sistema cinematografico italiano ma evidenziarne le caratteristiche e i limiti. Il dato che ha fatto sobbalzare sulle poltrone critici e specialisti è, senza dubbio, il netto aumento di presenze nel cinema italiano, passate dai 91.388.569 del 2012 ai 97.380.572 dello scorso anno, con un incremento del 6,65%. Aumento di biglietti staccati che ha però prodotto un più modesto +1,45% degli incassi (609.531.588 € nel 2012, 618.353.030 € nel 2013). Una differenza spiegabile con la contemporanea diminuzione del prezzo medio di un singolo tagliando, arrivato, durante gli ultimi dodici mesi, a 6,08 euro (-2,1% su base annua). L’andamento inversamente proporzionale delle tariffe e del numero delle presenze nella sale italiane non appare casuale. E’ più che evidente, infatti, che in un momento di generale crisi, sociale prima ancora che economica, la contrazione del costo di una delle principali fonti di svago abbia attirato e convogliato il desiderio e la necessità diffusa di intrattenimento ed evasione. Guardando però più attentamente i dati sembrano dimostrare quanto l’andamento positivo del settore sia dettato da alcune particolari contingenze piuttosto che da un generale e duraturo trend. Non sfugge infatti l’enorme impatto avuto sull’intero mercato dal successo di Sole a catinelle. La pellicola di Checco Zalone, distribuita da Medusa, ha incassato, da sola, 51.839.357 euro, con ben 8.004.163 spettatori. Un risultato straordinario, ancor più eclatante se paragonato con le sorti dei film classificatisi come secondo e terzo nella top 10 del 2013. Presenze e rendimento di Cattivissimo me 2 (2.395.400 di spettatori con 15.941.361 € di incassi) e Il principe abusivo (2.380.475 con 14.349.429 €), sommate insieme, superano infatti di poco la metà di quanto ottenuto dal comico barese. Un exploit quanto mai interessante vista la sostanziale differenza fra Sole a catinelle e le sue precedenti opere. Il successo indiscusso dei primi due film, Cado dalle nubi (2009) e Che bella giornata (2011), molto doveva, nella sostanza e nella forma, all’eredità televisiva di Checco Zalone. La costruzione delle pellicole appariva come un patchwork di sketch e situazioni comiche, senza una vera struttura, spesso divertenti ma prive di una propria anima cinematografica. Anima che invece possiede la sua ultima fatica. Come a completamento di un percorso di maturazione Sole a catinelle può essere annoverato a pieno titolo fra le cosiddette commedie all’italiana. Lo spirito tagliente, i temi trattati, l’architettura ben costruita ne fanno, senza dubbio, un interessante esempio di evoluzione di uno dei generi di maggior successo della storia del nostro cinema. Un genere che, anche a causa delle condizioni del paese, traina ancora oggi l’intero mercato. Volendo così cercare delle tendenze di più lungo respiro, all’interno dei dati Cinetel, il continuo successo di alcuni generi (commedia, animazione, azione) appare evidente. Più interessanti sempre in un ottica di medio-lungo periodo, sembrano, invece, la contrazione del mercato 3D e il successo dei “contenuti complementari”, comprendenti eventi, edizioni speciali e, soprattutto, classici restaurati. Quanti fino a pochi mesi fa annunciavano con grande enfasi la diffusione della tecnologia tridimensionale dovranno porre grande attenzione ai dati relativi al 2013. Presenze e incassi di questa particolare tipologia di film sono infatti in netto calo, passati dai 12.260.846 di spettatori ai soli 7.035.155 dello scorso anno (con un fatturato passato dai 112.311.976 € ai 62.620.258 €). A pesare sull’andamento di queste pellicole, più che una diffidenza culturale, è probabilmente il prezzo dei biglietti, sostanzialmente superiore a tutti gli altri. Costi che, a meno di clamorosi stravolgimenti, porteranno alla conferma di questo trend negativo. Ad opposte valutazioni si presta invece il caso dei classici restaurati, il cui successo appare più rilevante di quanto immaginato. I contenuti complementari hanno riscontrato un notevole aumento di pubblico e, conseguentemente, di incassi, triplicando i loro spettatori (319.897 nel 2012, 963.586 nel 2013 per complessivi 2.843.725 € nel 2012 e 7.281.764 nel 2013). Il tutto nonostante la sostanziale stabilità del numero di film appartenenti a questa categoria passati nelle nostre sale, aumentati solo di 8 unità (61 pellicole nel 2012, 69 nel 2013). In un mercato fondamentalmente stagnante, degli 8.821.442 € guadagnati in più rispetto al fatturato del 2012, ben 4.438.039€ possono essere ricondotti proprio a queste vecchie pellicole, che sembrano quindi sempre mantenere un grande fascino e appeal sul pubblico.

 

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