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La crisi siriana: verso il Ginevra 2

di Matteo Buttaroni

bashar_al_assadManca poco al secondo atto della Conferenza per riportare la pace di Siria, battezzata Ginevra 2, ma che si svolgerà a Montreux, e ancora, fino a qualche ora fa, non era ben chiaro chi fossero gli invitati. Sembrava infatti che non si riuscisse a riempire il tavolo con Bashar Al Assad, Coalizione nazionale siriana (formata dalle varie forze dell’opposizione, tra cui il Consiglio nazionale siriano che non parteciperà alla Conferenza di pace perché contraria ai negoziati finché Assad è al potere) e una Teheran ritenuta fondamentale da Ban Ki-moon per porre fine ai disordini in atto nel Paese. Se era ovvia la presenza del presidente non lo erano affatto quella dell’opposizione e quella dell’Iran. Sì, perché la prima non avrebbe partecipato se fosse stata presente la seconda, in quanto principale alleata di Assad, mentre la seconda, dopo un primo benestare, avrebbe fatto un dietrofront riguardo al primo tavolo di Ginevra.
Andiamo con ordine: qualche giorno fa il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, aveva esteso l’invito ai lavori del Ginevra 2 anche all’Iran ritenendolo una voce fondamentale per i processi di pace. A seguito di un lungo colloquio con il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, il segretario dell’Onu aveva riferito che l’Iran avrebbe accettato l’invito per ricoprire un ruolo “decisivo e costruttivo” alla Conferenza, accettando tra l’altro i dettami della prima Conferenza di Ginevra, che avrebbero imposto un governo transitorio in Siria. Poco dopo, ecco le due docce fredde: da un lato il risoluto Consigliere per la politica estera di Alì Khamanei, Guida Suprema della Repubblica islamica, che assicura che l’Iran non accetterà mai quanto stabilito dal Ginevra 1, in quanto si andrebbe a legittimerebbe quei terroristi che rappresentano il motivo per cui l’Iran agisce militarmente in Siria. Dall’altro un’ancor più risoluta Coalizione nazionale siriana che accetta di sedere al tavolo solo a due condizioni: o il ritiro immediato delle truppe iraniane dal territorio siriano o la revoca dell’invito per Repubblica Islamica.
A questo punto la scelta non è stata difficile per il Segretario generale: via dal tavolo l’Iran e benvenuta alla controparte siriana.
Oggi, martedì 21 gennaio, alla vigilia della conferenza di pace sono emerse prove evidenti delle torture e delle condanne a morte da parte del regime guidato da Bashar al Assad ai danni dei ribelli detenuti. La Bbc, la Cnn e il Guardian avrebbero infatti parlato di un rapporto commissionato dal Qatar, stilato da tre esperti legali ex procuratori per i tribunali di internazionali per ex Jugoslavia e Sierra Leone, contenente una serie di documenti e circa 55mila fotografie riguardanti circa undicimila detenuti torturati e uccisi tra il marzo 2011 ed agosto 2013.
Le foto, scattate e consegnate agli esperti da un disertore dell’esercito siriano, disegnano un quadro decisamente macabro. Mostrano infatti uomini di età compresa tra i 20 ed i 40 anni nettamente denutriti e con evidenti segni di contusioni e strangolamenti. Costituendo prove che un tribunale internazionale potrebbe usare per emettere una condanna per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

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