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La troika e le politiche di austerità

di Mirko Spadoni

bce_crisi_economicaLa troika non piace più. Il trinomio Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea non avrebbe – e non starebbe – lavorando come dovuto, accusa il Parlamento europeo. E allora si rende necessaria un’indagine. “Poiché sono stati espressi dei dubbi in merito ai metodi di lavoro della troika, il Parlamento – si legge su europarl.europa.eu – ha avviato un’indagine sulla questione. I primi passi dell’inchiesta hanno visto una serie di visite nei paesi che hanno ricevuto assistenza finanziaria (Cipro e Portogallo, ndr) e alcune audizioni di alto livello”. Lo scopo: “Fornire risposte a tutti coloro la cui vita è stata influenzata dalla troika, vi è la necessità di valutare in modo trasparente e democratico se esso sia stato il metodo d’azione migliore”, ha spiegato Liem Hoang Ngoc, che assieme a l’europarlamentare Othmar Karas è stato scelto come relatore dell’iniziativa. La commissione per i Problemi economici e monetari (ECON) lavorerà così per valutare l’operato della troika. “La votazione in plenaria della relazione finale dovrebbe – informano da Bruxelles – avvenire a marzo”, dopo aver inviato una delegazione anche in Grecia e Irlanda. “La troika – sostiene Gianni Pittella, relatore per il Parlamento della relazione annuale della Bce del 2012 – rappresenta un sistema inaccettabile e sta attuando una cattiva politica che spinge verso le misure di austerità colpendo i più deboli e aggravando i problemi di debito”. Quale potrebbe essere un’eventuale soluzione? “Un sistema in cui la Commissione è posta al centro del meccanismo e per il quale deve rendere conto al Parlamento”, spiega ancora Pittella. Il testo finale cercherà infatti di dare nuove responsabilità alla Commissione, punterà a consegnare maggiori poteri di sorveglianza al Parlamento e ad ‘allontanare’ il Fondo monetario internazionale. Ad oggi, la troika è intervenuta in Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda, concedendo “aiuti finanziari provenienti da prestiti bilaterali dei paesi della zona euro, tramite gli organismi appositamente creati, come il MES (Meccanismo europeo di stabilità), e dal Fmi”. Prestiti riconosciuti in cambio di “riforme economiche e finanziarie” oltre che da politiche di austerità, volte a ridurre rapporto tra il debito pubblico e il Pil dei Paesi in questione. Al momento, solamente l’Irlanda è uscita dal programma di aiuti, iniziato tre anni fa per sopravvivere al crollo del sistema bancario. In cambio di un pacchetto di 85 miliardi di euro, Dublino ricevette l’ordine di restare con un deficit sotto il tetto del 10,5% del Pil. Ad oggi l’economia irlandese è tornata a crescere con il Pil a +0,4% (-1,2% alla vigilia del salvataggio a fine 2010). Il tasso di disoccupazione è sceso lievemente: a novembre 2013 era al 12,3% ovvero 266 mila unità, al momento dell’intervento europeo era al 14%, nel 2007 al 4,5%. Quella giovanile è al 24,8% (52 mila unità). Anche se – puntualizziamo – molti irlandesi (circa 240 al giorno, un terzo dei quali di età compresa tra i 15 e i 24 anni) hanno preferito abbandonare il proprio Paese. Nell’Europa a 28, tanto per farsi un’idea sulla situazione generale, il tasso di disoccupazione è al 10,9% (26 milioni e 275 mila unità), quella under 25 al 23,6% (5 milioni e 707 mila unità). In Irlanda, l’avvento della troika – complice anche il lavoro di Dublino – ha bloccato una dinamica destinata a degenerare, verrebbe da dire. Tuttavia secondo Raymond Torres, direttore dell’Istituto internazionale di studi sociali (Ilo), intervenuto il 9 gennaio nel corso dell’audizione in commissione Lavoro del Parlamento europeo sul ruolo della troika, i programmi di aiuto per i paesi dell’Eurozona in difficoltà hanno aggravato la situazione sociale dei paesi interessati. Peraltro senza riuscire a ridurre il rapporto debito-Pil: nel secondo trimestre del 2013 secondo i dati Eurostat, il debito pubblico ellenico (316 miliardi di euro) si è attestato al 169,1% (+8,6% rispetto al trimestre precedente). Peggio ha fatto solo Cipro (+10,8%), ora al 98,3%. In Italia, dove il debito in termini assoluti è a quota 2.076 miliardi, siamo al 133,3% (+3%). Meglio non è andata anche laddove (in Irlanda, per l’appunto), gli aiuti della troika hanno – lievemente – migliorato la situazione. Nei pressi di Dublino, il rapporto tra debito pubblico e il Pil è al 125,7% (+15,5% su base annua). Come abbiamo visto, in Grecia la situazione resta difficile. Atene è infatti ancora molto lontana dalla “clean exit”, ovvero dall’uscita pulita dall’assistenza finanziaria. A settembre 2013, il tasso di disoccupazione ellenico ha toccato il 27,4% (un milione e 376 mila unità), facendo così registrare uno dei maggiori aumenti su base annua (+1,4%). A settembre del 2012, erano un milione e 299 mila. Situazione difficile anche per i più giovani: in questo caso il 54,8% dei lavoratori under 25 è senza un’occupazione (dati Eurostat). E guardando al futuro, non c’è poi da stare molto sereni. Nel 2016, il tasso di disoccupazione dovrebbe raggiungere il 34%, sostiene un rapporto redatto dall’Istituto per il Lavoro della Gsee, il maggiore sindacato ellenico del settore privato. L’arrivo della troika e le attuali politiche di austerità, denunciava ancora l’Istituto, avranno nei prossimi anni “conseguenze devastanti” per il Prodotto interno lordo greco, peggiorando una situazione già grave di suo: nel 2007, l’economia ellenica era cresciuta del 3,5%. Peggio andò negli anni successivi al 2008: nel 2011 (-7,1%) e nel 2012 (-6,4%), ad esempio.

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