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La tv del futuro: Netflix

Non saranno i Google Glass a segnare la fine dell’intrattenimento televisivo tradizionale, ma più prosaicamente Netflix che vuole rivoluzionare il settore dall’interno: e in Italia, in attesa dell’arrivo della piattaforma americana, la concorrenza corre ai ripari
di Fabio Ferri

netflixMamma li turchi!
Forse non avranno gridato così nella sede di Mediaset, ma di certo hanno incominciato ad alzare un fortino difensivo, anche se non fatto di solidi mattoni. Il fortino in questione si chiama Infinity e i turchi, non vengono da Est ma dall’altro lato: da Los Gatos, California, Usa. È Netflix lo spauracchio che ha spinto Mediaset a scendere in campo per la battaglia del controllo dei divani durante la visione televisiva. Partiamo dalla fine; dal fortino difensivo fatto di byte, per capire da cosa e perché bisogna difendere il proprio business: una lotta per la sopravvivenza che difficilmente ammette secondi posti.
Infinity è un servizio di streaming lanciato da Mediaset per poter vedere film, e soprattutto serie televisive, su diversi dispositivi, dal pc al televisiore passando per i tablet. Già durante le festività natalizie è partita l’offensiva, con spot televisivi e inserzioni sui giornali. Dall’inizio dell’anno però sembra essere aumentata la pubblicità. Tutta questa fretta è dovuta al fatto di voler bruciare, sul tempo piuttosto che sull’offerta dei contenuti, la concorrenza. In primis Sky, che sta lavorando ad un progetto molto simile, nome in codice River. Che avrebbe dovuto vedere la luce proprio ad inizio del 2014. E poi naturalmente Netflix: che come la Morte Nera di Star Wars si avvicina minacciosa all’Europa e all’Italia.

Streaming on demand
È un po’ il mantra del web 2.0 che diversifica i servizi di Infinity e River da quello che già è possibile trovare sui rispettivi decoder aziendali. Bisogna ricorrere a quelle che sono le parole d’ordine che con forza assediano da qualche tempo il mercato dell’entertainment: always connect. Database pressoché illimitato (almeno per uno spettatore medio). Nessun palinsesto. Gli utenti (e i loro dati) al centro dell’offerta; che vuol dire uso di algoritmi per setacciare al meglio i big data relativi. La risposta è programmi on demand, senza decoder ma solo con una connessione internet. Quello che voglio quando lo voglio e dove lo voglio (a prescindere dal supporto fisico).

Vele rosse all’orizzonte
Corvi neri hanno preannunciato la fine della televisione così come l’abbiamo conosciuto, il più grosso e gracchiante è senza dubbio Netflix.
All’inizio era il videoregistratore e le videocassette che volevano spodestare la diffusione broadcast, puntando al cuore dei contenuti: il cinema. Oggi la visione di un film è solo una delle tante finestre da cui gli spettatori (che sono cresciuti e sono diventati utenti, più o meno attivi), si affacciano per vedere un film. E non è neppure più il Cinema, a parte qualche caso particolare, quella calamità di attori, fondi e grande pubblico. Podio ormai che spetta alle serie televisive, che stanno riscrivendo la maniera in cui si narrano storie e si impongono con forza nell’immaginario comune.
Nel 1997 Netflix distribuiva contenuti scambiando di dvd per posta, con la disintermediazione attuale vuole continuare a presidiare lo stesso segmento di mercato: anche se non più attraverso dei plichi postali. In più però sa bene che, come si suol dire, content is kink: cioè quello che conta è il contenuto, e quello di qualità fa la differenza. Così non solo acquista sulla sua piattaforma le serie di televisive più viste ma Netflix ha incominciato a produrre anche in proprio. Come House of Cards: che segna una svolta epocale nel consumo televisivo.

Tele-ubriachi
Che siate amanti di Breaking Bad piuttosto che di Walking Dead poco importa se alla fine di ogni puntata trasmessa in tv correte sul pc per scaricare la puntata successiva, e visto che vi ci trovate anche l’intera serie per poi fare una maratona, meglio un’abbuffata, di visioni. Siete dei “binge watcher”. Appunto degli ubriaconi di serie tv. E Netflix vuole diventare il vostro spacciatore di fiducia, incoraggiando la vostra dipendenza. Una piccola e importante rivoluzione che rompe gli schemi. House of Cards, dicevamo è tra le prime serie tv prodotte direttamente da Netflix (ripresa da una serie firmata BBC degli anni ’90), ma soprattutto che si poteva, se si voleva, vedere interamente dalla prima all’ultima puntata in una sola volta. Se questa modalità di visione dovesse in futuro diventare la norma, vorrà dire che non cambierà solo la distribuzioni a anche la produzione: si dovranno cioè ripensare a tutti quegli stratagemmi narrativi per tagliare e cucire insieme una storia che ha una cadenza (solitamente) settimanale.

Pirati e Big Data
L’avamposto in Europa per ora è l’Olanda: con l’idea di arrivare entro l’anno nel resto d’Europa. A dire il vero già da adesso si potrebbero vedere i video di Netflix fuori dagli Usa, facendo credere al proprio pc, passando attraverso un proxy, che ci si sta connettendo negli States, al di fuori dai quali il servizio in streaming non è attivo. Ma ben prima di essere ufficialmente attivo in un Paese i data analyst di Los Gatos sanno già quali programmi potrebbero piacere al pubblico. E così per gli spettatori-utenti olandesi, Netflix aveva acquistato i diritti della serie Prison Break: sicuri che sarebbe stata apprezzata. Come? Semplice era tra le serie più piratate. Se non puoi batterli unisciti a loro, è un vecchio refrain ma che ancora suona bene a quanto pare. La logica però è ben più complessa: conoscere bene il mercato, di cui il download illegale è una componente essenziale, e prevedere i trend. Conoscere il passato e il futuro per governare il presente. Sul passato basta qualche libro mentre per il domani servono big data e qualche algoritmo in stile Amazon. Utili a interpretare i gusti degli utenti.
E Netflix piace molto agli utenti se si considera che genera oltre il 31% del traffico internet negli Usa.

Netflix

Più di You Tube (come si può vedere dall’infografica di Mashable); dato ancora più interessante però è che Netflix abbia superato un altro gigante come HBO. E qui la battaglia è tutta sui contenuti di qualità: se il servizio in streaming è riuscito a far abbonare 29,2 milioni di utenti negli Usa (HBO ne conta “appena” 28,7) per un servizio che per molti viene avvertito come gratuito e quindi visto illegalmente. Una potenza che non ha convinto solo gli utenti ma anche major come la DreamWorks. Dal 24 gennaio infatti sarà possibile vedere un cartone animato realizzato in coproduzione, si tratta di Turbo Fast: la prima seria pensata interamente per bambini. La storia del film originale, di cui la serie è uno spin off, racconta di una lumaca ossessionata dalla velocità che sogna di competere con i campioni della Formula Indy. Netflix al contrario ormai è diventata l’azienda da inseguire per concorrenti come YouTube, Sky e HBO.

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