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La crisi della fiducia nei media tradizionali

di Giampiero Francesca

giornaliLa recente pubblicazione, da parte della Edelman, del barometro globale sulla fiducia, che monitora, di anno in anno, l’affidamento che la collettività pone nei confronti del sistema mediale, politico, industriale e nelle organizzazioni non governative, può essere lo spunto per riflessioni più attente su alcune caratteristiche della nostra società contemporanea. Il dato più generale evidenzia come, in un quadro di stabile ottimismo verso le imprese (fiducia globale rimasta invariata negli ultimi dodici mesi al 63%) e le ONG (58%), a soffrire maggiormente di una crescente diffidenza siano i governi (scesi nell’ultimo anno dal 48% al 44%) e, ancor di più, i media (passati dal 57% di fiducia al 52%). Una sfiducia palesemente figlia delle insicurezze e dell’instabilità dei nostri tempi, che, non a caso, si manifesta con maggior vigore nei paesi ancora scossi dall’onda lunga della crisi. Si può così spiegare il crollo della fiducia negli Stati Uniti (- 10% su base annua, dal 59% al 49%), in Francia (-8%, dal 54% al 46%) e in Italia (-8%, dal 51% al 43%), mentre, ad altre latitudini, l’ottimismo della crescita sembra ancora pervadere le popolazioni di Cina (in calo di un punto percentuale rispetto al 2013 ma ancora a livelli altissimi con il 79% di fiducia), India (anch’esso in calo ma sempre piuttosto alto con un 69% di fiducia) e Brasile (in controtendenza con un +2%, dal 55% al 57%, ennesima dimostrazione della vivacità e della sostenibilità della crescita del paese sudamericano). Al di là delle semplici constatazioni, facilmente deducibili da dati piuttosto manifesti, può essere però interessante soffermarsi sull’analisi delle difficoltà attraversate dal sistema mediatico, in passato fonte primaria di informazione, e oggi attraversato da profondi cambiamenti. Mai come in questo momento, infatti, si era verificata una così diffusa sfiducia nei confronti dei media, in aumento in ben ventuno dei ventisei paesi presi in esame da Edelman. Una sfiducia che, in stati come l’Italia, gli Stati Uniti, la Francia e l’Inghilterra, si traduce in vera e propria inattendibilità, con un grado di credibilità sempre abbondantemente al di sotto del 50%. A subire maggiormente questa incertezza sono, soprattutto, i media tradizionali, giornali e televisione, su cui sembrano fare affidamento percentuali sempre più basse di popolazione. Per essere informati e per controllare la veridicità delle proprie notizie è internet il medium preferito; un medium le cui caratteristiche sembrano incontrare le necessità e le esigenze dell’audience. La diffusione dei media digitali ha infatti promosso, come sostiene Alberto Marinelli nel suo libro Connessioni, “una capacità di atteggiamento attivo, di ricerca ed interpretazione delle informazioni”. In un momento storico in cui la fiducia nelle istituzioni, nelle sovrastrutture, in chi governa, crolla visibilmente, la libertà e l’autonomia propria della rete diviene un elemento fondamentale per tutti i suoi fruitori. Una caratteristica questa evidenziata da un altro dato presente nel barometro di Edelman. Dal 2009 ad oggi, infatti, nella statistica sulla credibilità e l’affidabilità delle fonti sono cresciute maggiormente le “persone come te” (+15%) e gli “impiegati” (+20%), mentre restano sostanzialmente stabili gli accademici, gli esperti tecnici e i rappresentanti istituzionali. La presenza di una mediazione professionale, caratteristica del medium broadcast, è vista dunque come superflua, anche a causa di una delegittimazione costante degli intermediari da parte dell’audience. Piuttosto che spettatore di una performance, alla quale non sembra credere più, il pubblico preferisce selezionare e decifrare in autonomia le proprie notizie. Volendo vedere il lato positivo di questa trasformazione si potrebbe sostenere che mentre i media tradizionali intercettavano “la sfera emotiva e sensoriale del pubblico, propria del looking based”, internet punta “alla dimensione cognitiva e analitico-razionale, propria del reading based”. Ma la diffusione della rete come mezzo primario di informazione e la contemporanea sfiducia nei media tradizionali porta con sé anche dei rischi. La natura reticolare ed orizzontale di internet rende infatti molto complesso il controllo delle fonti nella fonte. Il paradosso che viene così a crearsi vede il web come il più affidabile fra i media per una buona percentuale della popolazione mondiale, ma le informazioni in esso contenute praticamente incontrollabile ed inverificabili. Quanto poi questa forza informativa, questa capacità di attrarre la fiducia dell’audience si traduca in atti concreti, quanto influenzi, ad esempio, le sorti elettorali in un voto o l’opinione pubblica su un determinato piano industriale, è ancora oggetto di studio. Quello che appare comunque evidente è la trasformazione in atto. Una trasformazione con cui le istituzioni e i media stessi dovranno necessariamente confrontarsi.

 

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