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I giovani, la politica e il lavoro

ragazziIl 31% dei giovani italiani non conosce il nome del presidente del Consiglio, il 30% non sa quello del presidente della Camera e il 37% quello del presidente del Senato. Meglio per il presidente della Repubblica, il cui nome non lo conosce appena il 5% degli intervistati.
Più decisi sono sembrati invece i giovani riguardo le priorità che dovrebbe avere questo nuovo governo: per l’81% al centro dell’agenda dovrebbero esserci l’economia e il lavoro, il 43% ritiene invece principale il tema della riforma della legge elettorale a pari merito con le riforme costituzionali. Il 42% darebbe invece priorità a temi come l’istruzione, i trasporti e la sanità.
Nell’ambito economico in senso stretto i giovani danno priorità alla crescita, nel 65% dei casi, e a fattori come la difesa dei posti di lavoro, la riduzione delle tasse e la lotta all’evasione, nel 49% dei casi.
E’ quanto emerge dal Rapporto Coldiretti-Ixè Crisi: i giovani italiani e il lavoro nel 2014, grazie al quale si nota che solo il 4% dei giovani italiani si dichiara impegnato in politica. Sebbene il 36% del campione abbia pensato ad una partecipazione attiva alla realtà politica, il restante 56% si dichiara profondamente distante da tale tendenza. Un fenomeno che si registra soprattutto per il comparto femminile, infatti il 70% delle giovani donne afferma di non interessarsi minimamente alla politica.
Il 34% dei giovani intervistati giustifica la propria mancanza di interesse verso il mondo politico con una frase che ormai è diventata un cult: “Sono tutti ladri”. Il 32% non si sente adatto e il 22% mostra semplice disinteresse.
Dei giovani impegnati o che si impegnerebbero in politica, il 53% afferma che lo farebbe per il bene del Paese e dei concittadini, il 31% per semplici ideali, mentre l’8% lo giudica un mondo dal denaro facile.
Il 23% del campione afferma di fidarsi dei sindacati, il 41% degli ordini professionali, il 26% delle associazioni cattoliche, il 53% delle associazioni ambientaliste, e il 55% delle associazioni dei consumatori.
La maggior parte dei giovani, il 51%, è pronta ad emigrare per motivi di lavoro, il 64% si limita a dichiarare che sarebbe pronto a cambiare città. Il 19% considera l’Italia un Paese “fermo” in cui non si prendono decisioni. Il 18 punta il dito sulle tasse e il 17% contro il mancato la voro e la mancanza di meritocrazia.
Un giovane su quattro, pur di lavorare, accetterebbe un posto da spazzino, il 27% entrerebbe in un call center e il 36% farebbe volentieri il pony express. L’analisi, spiega la Coldiretti, evidenzia “una grande flessibilità delle giovani generazioni nel tempo della disoccupazione record. Forse anche troppo, come conferma il fatto che un giovane su tre pur di lavorare e’ disposto ad accettare un orario più pesante con lo stesso stipendio (il 33%), ma anche, in alternativa, uno stipendio inferiore a 500 euro a parità di orario (il 32%). Nonostante tutto, pero’, resta solido l’obiettivo italico del posto fisso che se si potesse scegliere sarebbe preferito dal 46 per cento dei giovani, anche se in calo del 7 per cento rispetto allo scorso anno. In questo ambito – precisa Coldiretti – tiene il mito del dipendente pubblico al quale ambisce il 34 per cento dei giovani. Tra chi ha gia’ trovato un lavoro si registrano livelli molto alti di soddisfazione anche per il confronto con le difficoltà dei coetanei”.
Ancora il 51% dei trentenni vive con la paghetta dei genitori e il 3% con quella dei nonni. Considerando tutti gli under 34 l’aiuto dei genitori o dei parenti sale invece al 79%. In una situazione come quella dei nostri giorni non stupisce affatto come il 75% dei giovani italiani viva con i genitori in casa dove cerca almeno di rendersi utile.

 

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