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Ancora giù redditi e consumi

consumi_crisi_economicaA causa della riduzione del reddito delle famiglie, tornato ai livelli di 30 anni fa (17.400 euro nel 2014 e 17.200 euro nel 1986) e dell’aumento continuo delle spese obbligate (come i mutui, gli affitti e la sanità, i carburanti, l’acqua, l’elettricità e il gas) nel giro di vent’anni i consumi degli italiani sono cresciuti complessivamente solo del 12,3% e solo del 6% procapite. E’ quanto rilevato dalla Confcommercio nel Rapporto Consumi. Secondo l’analisi tra il 2007 ed oggi il reddito delle famiglie italiane è sceso del 13,1%, per un totale di circa 2.590 euro l’anno a testa. Di conseguenza ad oggi i consumi sono inferiori del 7,6% rispetto al periodo pre-crisi e del 2,5% rispetto allo scorso anno.
In modo particolare il calo ha interessato i beni, con un -4%, mentre i servizi sono scesi in maniera più contenuta, registrando un -1,2%. Per questo la Confcommercio parla di una terziarizzazione dei consumi: ad oggi i servizi rappresentano il 53% della spesa delle famiglie, in aumento rispetto al 50% del 2009 e al 41,8% del 1992. Le spese per i beni sono invece scese dal 58,2% di venti anni fa al 47%.
Considerando la spesa per i beni, dallo studio emerge che i cali più rilevanti hanno interessato i pasti in casa/fuori casa e l’alimentazione domestica, rispettivamente con un -4,1% e un -4-6%. Notevole anche il calo riportato da viaggi e vacanze, -3,8%; da abbigliamento e calzature, -6,3%; e dai beni per il benessere, -3,5%.
Tornando invece ai servizi, nei quali rientrano le spese obbligate già elencate in precedenza, risulta che nel giro di vent’anni il valore aggiunto sia passato dal 66,5% al 74%. Solo le spese obbligate coprono ormai il 41% delle spese totali e in particolare quelle legate alle abitazioni sono passate dal 17,1% del ’92 al 23,9%.
Secondo le stime della Confcommercio dunque, rispetto ai 14.300 euro del 1992, tolte le spese agli italiani rimangono in tasca 10.900 euro l’anno.

 

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