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La crescita della Svezia

stoccolma-1In Svezia non ci sono state grandi sorprese. La coalizione di centro-sinistra ha vinto le elezioni politiche con il 43,7% dei voti, battendo così il centro-destra guidato dal premier uscente Fredrik Reinfeldt, fermatosi al 39,3%. Troppo poco per poter tornare alla guida del Paese scandinavo, dove le sorprese non sono comunque mancate. Il risultato più sorprendente, anche se anticipato dai sondaggi, è infatti un altro. Quello dei Democratici svedesi, partito nazionalista di estrema destra, che ha conquistato il 12,9% delle preferenze (nel 2006 ne ottenne il 5,7%, assicurandosi 20 seggi in Parlamento). Stavolta ne occuperanno molti di più (39) contro i 113 che spetteranno ai socialdemocratici e agli 84 del Partito moderato. Il leader dei socialdemocratici, Stefan Löfven, si è già detto “pronto a esplorare la possibilità di formare un governo” assieme “ad altri partiti democratici”. Eccezion fatta per i Democratici svedesi, forti dei 39 seggi conquistati.
Il governo di centrodestra perde il ‘controllo’ del Paese, dopo averlo guidato per otto anni. Anni durante i quali il PIL svedese è cresciuto del 12,6% nonostante la crisi economica e i redditi sono aumentati del 20%. “Il bilancio pubblico è passato dal deficit al surplus mentre – osserva l’Economist – il debito pubblico è rimasto a malapena sopra il 40% del PIL”. Di contro, la spesa pubblica è scesa molto negli ultimi vent’anni (dal 68% del PIL a circa il 50%). La disoccupazione è rimasta invece superiore all’8%. “Siamo in una situazione molto difficile. Abbiamo migliaia di disoccupati”, ha infatti ammesso Löfven. Tutti fattori che hanno convinto gli elettori della necessità di far cambiare rotta ad un Paese con una popolazione di 9,5 milioni di abitanti (nel 2004 erano 8,9 – Dati Banca Mondiale).
“In Svezia – come osservato da Confcommercio – la pressione fiscale nello stesso periodo (dal 2000 al 2013, ndr) è scesa del 14% e il PIL reale pro-capite è aumentato del 21%”. Eppure la pressione fiscale effettiva sfiora ancora il 55%, con una tassazione sui redditi delle persone fisiche tra le più alte in assoluto, con un’aliquota massima del 50%. Discorso inverso per il prelievo sulle imprese, la cui aliquota è stata abbassata dall’inizio del 2013 dal 26,3% al 22%.
La Svezia resta comunque uno tra i primi dieci Paesi (il terzo, precisamente) “dove vale la pena emigrare”, secondo uno studio di Nicola Persico e Giuseppe Russo su lavoce.info. A proposito: Qatar e Australia occupano – rispettivamente – la prima e seconda posizione di questa speciale graduatoria. Il Paese scandinavo è “caratterizzato – notavano Persico e Russo – da un elevato PIL pro-capite, da un’altissima accettazione degli immigrati (0,96) e una buona libertà economica”.

 

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