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Sempre più donne ai vertici (ma non negli Usa)

donne_lavoro_crisi_economicaIn Italia, la presenza delle donne nei board è superiore a quella registrata negli Stati Uniti. Questo è quanto emerge dal rapporto Cs Gender 3000 del Crédit Suisse Research Institute. Nel nostro Paese, la presenza delle donne nei consigli di amministrazione è infatti aumentata di molto negli ultimi anni, passando dal 5,5% del 2010 al 17,5% del 2013. In aumento rispetto a quanto rilevato nel 2012 (+9,2%) e al -4,6% del 2011. Un trend che ha portato l’Italia a superare la media del 12,7% e in linea con la percentuale del Regno Unito (17,9%), ma superiore a quella statunitense (13,7%). Tuttavia l’obbligo, previsto dalla legge 120/2011 per le società quotate in borsa, di riservare alle donne una percentuale pari al 30% dei posti disponibili per tre mandati consecutivi è ancora lontano. Forse troppo.
“Il Paese con la maggiore presenza di donne nei board – osserva il Corriere della Sera – è la Norvegia con il 39,7%, davanti a Svezia (30,3%), Francia (29,6%) e Finlandia (29,5%)”. Percentuali lontane da quelle nostrane, dove le donne presenti nell’alta dirigenza è al 13,9% quindi oltre la media del 12,9%. Gli amministratori delegati tuttavia sono solo il 5%. In Malaysia, Svezia, Singapore e Filippine, le cose vanno meglio. In questi quattro Paesi, le donne senior manager sono – rispettivamente – il 25,6%, il 25% e il 24,6%.
Ma se cresce il numero delle donne ai vertici societari e di quelle al governo (le ministre nell’esecutivo Renzi sono otto, le sottosegretarie nove) molte altre sono quelle che restano senza un impiego. In Italia, il tasso di disoccupazione per le donne è infatti cresciuto dello 0,6% nell’arco di dodici mesi, passando dal 12,8% del secondo trimestre del 2013 al 13,4% attuale (dati Istat).
“In paesi come il Giappone, la Germania e l’Italia, che sono tutti in difficoltà demografica, lavorano molte meno donne che in America, per non parlare della Svezia”, ha osservato qualche tempo fa l’Economist. “Se la forza lavoro femminile arrivasse ai livelli americani questa darebbe – secondo il quotidiano britannico – una potente spinta alla crescita economica di questi paesi”. Tesi sostenuta con forza anche dalla Banca d’Italia, secondo cui se la percentuale di lavoratrici donne raggiungesse gli obiettivi fissati dal Trattato europeo di Lisbona – ovvero il 60% – il Pil crescerebbe del 7%.

 

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