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Disoccupazione ai livelli pre-crisi? Difficile

disoccupazione_giovani_lavoroL’unico modo per riportare il tasso di disoccupazione intorno al 7%, quindi vicino ai livelli pre-crisi, sarebbe quello di creare quasi due milioni di posti di lavoro entro il 2020. Un’impresa che il Cnel nel suo Rapporto sul Lavoro indica come impossibile.
Secondo il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro infatti dalla migliore delle ipotesi emerge uno scenario in cui il primo contesto congiunturale non sfavorevole potrebbe non mostrarsi prima dell’inizio del 2015. Ma nel complesso “le tendenze del mercato del lavoro italiano nel medio termine delineano esiti preoccupanti”. Secondo gli ipotetici scenari disegnati dal Cnel solo per frenare l’aumento del tasso di disoccupazione è necessario creare almeno 582 mila posti di lavoro entro il 2020, mentre per portare il dato al 10% l’incremento degli occupati deve essere di almeno 1,2 milioni di unità (circa una crescita del tasso occupazionale dello 0,7% annuo).
Oltre a rilevare un aumento della disoccupazione allargata (ovvero quella comprende disoccupati standard, inattivi disponibili e disoccupati parziali), al 30% nel 2013, il Cnel indica un aumento anche dei lavoratori a basso reddito.Una categoria che nel 2011 ha superato i due milioni e 640 mila di unità. L’11,7% degli occupati dipendenti guadagna infatti meno di 6,9 euro l’ora. La quota degli autonomi che rientrano nella soglia del basso reddito è pari al 15,9%, ovvero 756 mila lavoratori.
Nel complesso la media italiana dei lavoratori a basso reddito è inferiore a quella dell’Unione Europea, pari al 17%.
Allarmante anche il dato relativo al potere d’acquisto dei salari. Secondo lo studio infatti il dato è cresciuto nei primi anni della crisi ma è crollato negli anni successivi, riportandosi ai livelli di dieci anni fa. Si è registrato invece un calo del 6,7% tra il 2009 e il 2013 per l’intera massa salariale.

 

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