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Giovani e donne i più colpiti

di Fabio Germani

disoccupazione_giovanile_lavoroDi record si parla ancora dopo quello già registrato a ottobre 2014 che segnava il massimo storico dal 1977, fatto sta che la crescita dello 0,2% del tasso di disoccupazione (che a novembre, quindi, raggiunge quota 13,4%), evidenziata nel mese di novembre, certifica un trend negativo a dir poco preoccupante. Stavolta, infatti, c’è anche l’aggravante della lieve diminuzione in termini congiunturali del tasso di occupazione (-0,1%).
Accostare, nell’eventualità, gli ultimi dati Istat sul lavoro al Jobs Act recentemente approvato sarebbe, per ovvie ragioni al momento, un esercizio pretestuoso. Ciò non toglie che il governo non può restare indifferente dinanzi a questi numeri: il numero di disoccupati risulta pari a 3 milioni 457 mila, aumenta cioè dell’1,2% rispetto al mese precedente (+40 mila) e dell’8,3% su base annua (+264 mila).
La crescita contestuale del tasso di occupazione e del tasso di disoccupazione rilevata nel mese di settembre era stato un segnale da non ritenere, in fondo, tanto negativo. Testimoniava, in definitiva, la volontà di molte persone di volersi rimettere in marcia nonostante il periodo di incertezza e di crisi.
Il tasso di disoccupazione, lo ricordiamo, è un indicatore che tiene in considerazione il numero di persone che cercano lavoro sul totale della popolazione attiva, senza però trovarlo. Uno degli effetti della crisi è stato quello di creare un mercato del lavoro ancora più duale.
Tra il 2007 e il 2013, secondo i risultati di una recente indagine del Centro Studi di Confindustria, i lavoratori tra i 25 e i 34 anni sono calati di 1,6 milioni di unità a fronte di un aumento (pari a 1,1 milioni) dei lavoratori over 55. In realtà il Centro Studi ha pure sottolineato che non vi è correlazione tra i due fenomeni – è bene precisarlo –, tuttavia l’indagine conferma un percorso decisamente più ostico per i giovani.
Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati o disoccupati), si attesta a novembre 2014 al 43,9%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,4 punti nei dodici mesi. L’Istat precisa che dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, ad esempio perché impegnati negli studi (e comunque in calo dello 0,5% nel confronto congiunturale e del 2,1% su base annua).
Ma l’incidenza dei giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età, ed è questo il dato che conta davvero, è pari al 12,2%. In pratica il numero di giovani disoccupati, pari a 729 mila, cresce del 2,5% nell’ultimo mese (+18 mila) e del 9,4% rispetto a dodici mesi prima (+63 mila).
Come a dire: giovani e donne tra le categorie più svantaggiate. Già, perché se da un lato il tasso di occupazione maschile, pari al 64,5%, resta invariato rispetto al mese precedente (e anche su base annua), dall’altro quello femminile, che è pari al 46,5% (quindi tendenzialmente più basso), diminuisce di 0,2 e di 0,1 punti.
E poi, ad aggravare l’analisi, è il numero di occupati in diminuzione: sono 22 milioni 310 mila a novembre 2014, in diminuzione dello 0,2% sia rispetto al mese precedente (-48 mila) sia su base annua (-42 mila).

(articolo pubblicato il 7 gennaio 2015 su Tgcom24)

 

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