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Gli effetti del calo del prezzo del petrolio

di Mirko Spadoni

estrazione_petrolioIl crollo del prezzo del petrolio non ha avuto effetti tangibili sulle tasche degli italiani (il costo di benzina e diesel è rimasto pressoché inalterato, ad esempio) tuttavia potrebbe averli sulla crescita dell’economia, sull’inflazione e di conseguenza anche sui conti pubblici. Vediamo come.
Innanzitutto, nonostante il calo del costo del greggio, il prezzo dei carburanti non ha subìto grandi variazioni: dal 1° gennaio dello scorso anno, stando ad una stima di Nosmina Energia, i listini della benzina sono stati tagliati del 14% mentre un barile di petrolio costa il 53% in meno. Tutto ciò è stato possibile con la complicità del fisco. Del resto, stando a quanto riferito dall’Unione petrolifera, l’84% degli aumenti registrati dal 2010 ad oggi è di natura fiscale. E così, secondo una rilevazione di Assopetroli-Assoenergia e della Federazione dei gestori degli impianti di carburante, il peso delle tasse è infatti pari al 64,45% del prezzo finale della benzina (contro una media europea del 58%).
In Italia, dove tra il 2009 e il 2013 il consumo di benzina e gasolio è calato rispettivamente del 24,7% e del 10% (dati ADUSBEF e Federconsumatori), paghiamo così i carburanti più cari d’Europa: a dicembre gli automobilisti, che hanno fatto rifornimento ai distributori sparsi sul nostro Paese, hanno sborsato 25,7 centesimi di euro in più per ogni litro di benzina rispetto alla media europea e 23,5 centesimi in più per il diesel.
Eppure il calo del prezzo del petrolio, che non ha avuto effetti positivi sulle tasche degli italiani (nel 2014, secondo la CGIA di Mestre, una famiglia media ha speso 257 euro in più rispetto al 2010 per acquistare la benzina necessaria alla propria automobile e 388 euro per il diesel), potrebbe però averli sull’economia mondiale (secondo il Fondo monetario internazionale, il PIL mondiale potrebbe crescere fino allo 0,8% in più) e su quella del nostro Paese: qualora il costo dovesse mantenersi stabilmente basso nel medio-lungo periodo, il Prodotto interno lordo italiano potrebbe aumentare dello 0,5% in più.
Ma non è tutto. Il petrolio a basso costo avrà effetti (negativi) sull’inflazione, contribuendo ad abbassarla ulteriormente: i prezzi dell’energia incidono infatti per oltre il 10% nel paniere dei beni al consumo considerato per il calcolo dell’inflazione. Che nel 2014, fa sapere l’ISTAT, si è attestata allo 0,2%: il dato più basso dal 1959. Con inevitabili ripercussioni sui conti pubblici e i target di bilancio (rapporto debito pubblico/PIL e rapporto deficit/PIL rispettivamente al 60 e al 3%).
Infatti il Prodotto interno lordo, utilizzato nel rapporto con il debito, è quello nominale (ovvero il PIL reale sommato all’inflazione). Quindi, in pratica: più l’inflazione è alta, maggiore è il denominatore. Maggiore è il denominatore (a deficit invariato) più il rapporto tende a calare.

(Articolo pubblicato l’8 gennaio 2015 su Tgcom24)

 

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