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Le famiglie preferiscono risparmiare

Nel terzo trimestre del 2014, il tasso di risparmio dei nuclei familiari nella zona euro si è attestato al 13,1%. In Italia al 10,8%
di Mirko Spadoni

risparmioLe famiglie italiane e quelle del resto della zona euro condividono, come rilevato dall’ISTAT e dall’Eurostat, una marcata propensione al risparmio; più bassa (anche se in crescita) per le prime, più alta (anche se stabile) per le seconde.
Nel terzo trimestre del 2014, rileva l’Eurostat, il reddito delle famiglie pro-capite è aumentato dello 0,6% nella zona euro. Un aumento lievemente più robusto rispetto a quello registrato nel secondo trimestre dell’anno appena trascorso (+0,2%) e reso possibile grazie alla crescita del reddito nominale pro-capite (+0,6%) superiore a quella contemporanea dei prezzi (+0,1%). Fattori che, probabilmente, hanno contribuito alla modesta crescita dei consumi, saliti dello 0,6% (+0,5% in termini reali), mentre la propensione al risparmio delle famiglie – ovvero la quota del risparmio lordo sul reddito disponibile lordo – è aumentata lievemente al 13,1% (+0,1% rispetto al trimestre precedente).
Dinamiche in parte analoghe a quelle registrate in Italia dall’ISTAT. Nonostante la crescita del reddito disponibile registrata nel terzo trimestre del 2014 (+1,8% su base trimestrale) e del potere d’acquisto delle famiglie (+1,9%), la spesa in valori correnti è infatti risultata invariata rispetto al trimestre precedente. Il motivo? La simultanea crescita della propensione al risparmio delle famiglie consumatrici pari al 10,8% (+1,6% su base trimestrale), decisamente più marcata rispetto a quella riscontrata dall’Eurostat.
Buona parte degli italiani ha deciso di accantonare somme di denaro superiori rispetto al passato. Una tendenza certificata nel novembre del 2014 anche dall’ABI (l’Associazione delle banche italiane): il risparmio delle famiglie, rilevava, è cresciuto di 44 miliardi di euro rispetto allo stesso mese dell’anno precedente con un incremento del 3,6%. Dall’inizio della crisi economica al periodo considerato la cifra corrisponde a 196 miliardi di euro.
Come mai tanta parsimonia? Le incertezze dovute alla crisi economica hanno indotto gli italiani, il 40,3% dei quali ha comunque dichiarato di non poter sostenere una spesa imprevista superiore agli 800 euro, a risparmiare laddove possibile. A farne le spese, come già osservato, sono stati i consumi.
E’ altrettanto vero, però, che secondo i più recenti dati della Banca d’Italia, la ricchezza netta complessiva pro-capite degli italiani risulta in costante calo dal 2010. Quest’ultima, considerando l’effetto dell’inflazione, è passata dai 161.428 euro del 2006 ai 143.601 euro del 2013.
Oltre a risultare in diminuzione, la ricchezza tende a concentrarsi nelle mani di pochi: secondo il Rapporto BES 2014, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012, la quota di ricchezza totale posseduta dal 10% più ricco della popolazione ha toccato il 46,6%. Nel 2008 era al 44,3%. Del resto, il 20% della popolazione italiana con il reddito più alto guadagna 5,5 volte di più rispetto al 20% con il reddito più basso: un livello lievemente superiore alla media europea (5).

(articolo pubblicato il 29 gennaio 2015 su Tgcom24)

 

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