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L’economia italiana migliora, ma permane l’insicurezza

Sia l’Istat che il Censis hanno rilevato un sostanziale pessimismo da parte degli italiani riguardo la propria situazione economica, corrente e futura

spesa_consumi_famiglieL’Italia, benché lievemente, è tornata a crescere dopo esser stata mesi in territorio negativo. Il Pil nel primo trimestre del 2015 è infatti cresciuto di 0,3 punti percentuali, poco è vero, ma quel tanto che basta per farla promuovere dall’Ocse e per alzare le stime per il 2015 ed il 2016. Nonostante ciò, però, la fiducia lascia ancora spazio all’insicurezza.
Già dalle rilevazioni riguardanti la fiducia dei consumatori, effettuate dall’Istituto nazionale di statistica, era emerso che, nonostante diversi indicatori nel 2015 abbiano finalmente ricominciato a segnare variazioni positive, l’indice che misura la fiducia delle famiglie consumatrici italiane è sceso rispetto al mese precedente, portando avanti un trend già riscontrato ad aprile e a marzo.
Il calo del clima di fiducia rilevato a maggio riflette l’andamento riguardante la situazione personale (sceso a 98,5 punti dai 98,9 di aprile e dai 99,7 di marzo), quello economico dei consumatori stessi (passato dai 144,4 punti di marzo ai 136,5 di aprile e ai 133,6 di maggio), quello del clima corrente (dai 102,2 a 101,3 infine a 101 punti) e quello futuro (sceso a 116,7 punti dai 118,9 di aprile e dai 123,9 di marzo).
Non è un caso, quindi, che una sorta di pessimismo l’abbia riscontrata anche il Censis attraverso il report L’economia italiana a-ciclica, nel quale il centro studi rileva che ben 36,4 milioni di italiani non crede in una ripresa contro i 9,1 milioni che se l’aspettano a breve e solo i 5,1 milioni convinti che la ripresa sia realmente in atto.
Non solo, quasi la totalità del campione intervistato, in particolare il 93,9%, si dichiara incerto rispetto al proprio futuro. Elevata anche la quota di quanti si dichiarano incerti riguardo il rischio disoccupazione, 87,2%; come sono elevate le quote di quanti si dichiarano incerti rispetto alla possibilità di sperimentare difficoltà di reddito (l’85,4%) al rischio di non autosufficienza nell’età avanzata (77,5%) per la propria vecchiaia (il 74,1%).
Un’incertezza, quella provata dagli italiani, legata in qualche modo anche ad un elevato grado di sfiducia verso le istituzioni e non solo. Se da un lato, infatti, quote superiori al 70% degli italiani spiega di non fidarsi di come viene gestito il denaro pubblico, per esempio, da Regioni (delle quali non si fida ben il 79,3% degli italiani) e Comuni (70,9%), dall’altro l’85,3% degli italiani afferma di non fidarsi nemmeno delle aziende private detentrici di appalti pubblici.

(articolo pubblicato il 5 giugno su Tgcom24)

 

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