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Il mercato della musica in streaming

di Matteo Buttaroni

spotifyMentre Spotify gioisce e cavalca l’onda sbaragliando la concorrenza, il nuovo arrivato Apple Music riscontra i primi problemi e finisce sotto la lente dell’Antitrust, ancor prima di aver aperto le porte alla fruizione da parte di una scalpitante utenza, come se per il servizio della casa di Cupertino non fosse già difficile farsi strada in un mercato che è apparso già saturo anche per Tidal (arrivato qualche mese prima).
Il servizio controllato, niente meno che, dal colosso della musica black JAY Z sta infatti facendo a sportellate per ritagliarsi la sua quota di utenza, mettendo in campo anche mosse al limite della giusta battaglia concorrenziale: le esclusive (poco funzionali in un’epoca in cui l’upload su YouTube è alla portata di tutti). Dalla sua il rapper di New York vanta, infatti, artisti del calibro di Beyoncé e Rihanna e un’offerta video che neanche lo stesso Spotify (che però al contrario di Tidal ha sposato la politica del Freemium), detentore ad oggi dello scettro di servizio streaming più utilizzato, può annoverare tra i servizi da offrire ad un abbonato.
Secondo gli ultimi dati comunicati, il servizio svedese avrebbe raggiunto i 75 milioni di utenti attivi e i 20 milioni di abbonati a pagamento, mettendo a segno una crescita del 100% nel corso del 2014. Dalla nascita di Spotify, nel 2008, ad oggi, il colosso lanciato dalla startup svedese SpotifyAB ha generato oltre tre miliardi di dollari di indotto per l’industria musicale totale, contribuendo notevolmente alla crescita del contributo dello streaming all’intero settore musicale.
Secondo il rapporto Ifpi, di recente pubblicazione, nel corso dello scorso anno il fatturato da servizi streaming sarebbe impennato di 39 punti percentuali (mentre sono cresciuti del 46,4% i consumatori a pagamento raggiungendo i 41 milioni di abbonamenti) arrivando a toccare 1,6 miliardi di dollari, contribuendo, nel dettaglio, all’importante crescita dell’intero comparto digitale. Formato che ha, di fatto, raggiunto i supporti fisici.
Secondo Ifpi, il volume d’affari generato dal digitale sarebbe pari al 46% del totale (in crescita del 6,9% rispetto al 2013), la stessa quota generata dai supporti fisici, che hanno perso terreno mettendo a segno un -8,1% rispetto all’anno precedente.
La mossa di Apple, di far rinascere dalle ceneri di Beats Music il servizio di Apple Music cavalcando l’onda del successo dello streaming, potrebbe dunque non essere sbagliata, se non fosse che sarà difficile per Cupertino ritagliarsi una fetta di utenza tanto consistente da sbaragliare, l’ormai affermato, Spotify.
Come se non bastasse a mettere i bastoni tra le ruote della casa della mela morsicata arriva anche l’Antitrust. Secondo alcuni organi di stampa (tra cui il Financial Times) le procure generali di New York e del Connecticut avrebbero dato il via ad alcune indagini per fare luce su presunti accordi stretti tra la Apple ed alcune importanti etichette discografiche con l’intento di sbaragliare la concorrenza.

(articolo pubblicato l’11 giugno 2015 su Tgcom24)

 

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