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Editoria, gli italiani preferiscono (ancora) la tv

di Ettore Bussi

editoria_onlineCome ogni anno la Reuters e l’università di Oxford hanno stilato il News Report, che monitora lo stato dell’informazione nello “spazio digitale”. Lo studio prende in esame anche i mezzi di informazione tradizionali quali tv, radio e giornali, mettendoli a confronto con quelli digitali.
Per quanto riguarda la fruizione di notizie in rete in Italia, dove i media tradizionali hanno il maggior peso, il sito più consultato risulta essere La Repubblica.it (29%), seguito da Ansa e Google News (22%), al terzo posto Corriere.it (19%), quarto TgCom.it (18%) e al quinto posto Il Fatto Quotidiano.it e La Stampa.it (16%). I social network più utilizzati settimanalmente per la ricerca di notizie sono Facebook (nel 55% dei casi), YouTube (25%), WhatsApp (18%), Google+ (11%) e infine Twitter (10%).
Secondo i dati emersi da un’indagine AgCom, invece, nel 90% dei casi i cittadini italiani utilizzano come fonte di informazioni i media tradizionali (tv, quotidiani cartacei, radio). Una pratica che nel 55% dei casi riguarda anche i giornalisti. Per quanto riguarda invece le testate online, risultano essere consultate nel 36% dei casi dai cittadini e nel 57% dai giornalisti. Più marcata la differenza tra la fruizione di Agenzie di stampa da parte di cittadini (il 7%) e giornalisti (70%).
Dall’analisi emerge dunque una maggiore propensione all’utilizzo di fonti di informazione “nuove” da parte di giornalisti rispetto al resto della popolazione. Nel 54% dei casi, infatti, i giornalisti utilizzano i social network per reperire informazioni, contro il 12% del resto della popolazione.
Il settore dell’informazione, che si parli di media online o tradizionale, sta attraversando nel nostro paese un periodo non proprio roseo: è ormai dal 2010 che il settore non cresce, in particolare il settore dell’informazione tradizionale. Internet, invece, mostra un aumento dei ricavi. In crisi, invece, il mondo dell’editoria quotidiana che dal 2009 ha perso oltre 1 miliardo di euro di ricavi, un calo del 35%.

 

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