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La crescita Usa rallenta e la Fed resta cauta

Il momento negativo del primo trimestre 2015 è comunque una fase transitoria. Il mercato del lavoro dà segni di vitalità, ma occhio alla Grecia...
di Fabio germani

Fed_2576507bStime al ribasso e timori legati alla crisi ellenica. Visto dall’altra parte dell’Oceano il contesto economico internazionale non è dei migliori. E dunque occorre ancora prudenza, almeno così sembra suggerire la Federal Reserve (Fed), la banca centrale statunitense.
L’economia americana continua a crescere, ma non ai ritmi del 2014. Anzi, la Fed ha tagliato le stime per l’anno in corso dal 2,3-2,7% di marzo all’1,8-2% di adesso. Dunque, quella statunitense, è una crescita moderata, che però crea nuovi posti di lavoro. E ciononostante è proprio dal mercato del lavoro che si attendono ulteriori progressi. Solo allora, infatti, la Fed penserà ad un rialzo dei tassi di interesse, ora fermi tra lo 0 e lo 0,25%, lasciando perciò invariato il costo del denaro dai livelli stabiliti verso la fine del 2008 (cioè dallo scoppio della crisi).
Anche il Fondo monetario internazionale, di recente, aveva ridotto le aspettative di crescita a causa della “significativa incertezza sulle prospettive d’inflazione e il grado di debolezza dell’economia”, invitando pertanto la Fed a ritardare il rialzo dei tassi Usa alla prima metà del 2016.
In verità la Fed considera il momento (nel primo trimestre il Pil è calato dello 0,7%) una fase transitoria e attende per la fine dell’anno un deciso miglioramento, quanto basta però per non correre troppo. Piuttosto, è il ragionamento, velocizzare il processo di normalizzazione potrebbe compromettere la ripresa.
È il mercato del lavoro il “sorvegliato speciale” (incentivare l’occupazione, infatti, è tra gli obiettivi della Fed). Anche qui si attendono ulteriori spunti positivi, anche se le cose sembrano già ora andare per il verso giusto. Sono stati 280 mila, nel mese di maggio, i posti di lavoro creati. Non 225 mila, come era nelle iniziali attese. È vero anche che il tasso di disoccupazione, nel frattempo, è passato dal 5,4 al 5,5%, ma ciò potrebbe dipendere da una maggiore offerta di lavoro, con i cittadini americani impegnati nella ricerca di nuovi impieghi.
Ma c’è pure una questione che giunge dall’Europa a preoccupare gli Stati Uniti: il futuro dell’euro in caso di uscita della Grecia dall’area della moneta unica. Le conseguenze potrebbero avere ricadute sugli Stati Uniti, dunque sulla ripresa internazionale. Janet Yellen, numero uno della Federal Reserve, è stata chiara in questo senso: “Nel caso che non ci sia un accordo tra i creditori e la Grecia, vedo il potenziale di un caos che potrebbe interessare le prospettive economiche europee e i mercati finanziari mondiali”.
Ad ogni modo, per quanto riguarda le attese per il 2016, la Fed prevede un aumento del Pil tra il 2,4 e il 2,7% (precedentemente 2,3-2,7%), un tasso di disoccupazione tra il 4,9 e il 5,1% e un’inflazione tra l’1,6 e l’1,9%.

(articolo pubblicato il 18 giugno su Tgcom24)

 

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